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…Una storia qualunque [Giuseppe Maria Gargano]

Il mio primo incontro con una reflex fu nel lontano 1985. Avevo 15 anni quando, aprendo un cassetto di casa, vi trovai dentro una Yashica 108 Mp.

La scoperta mi incuriosì così tanto che dal giorno dopo iniziai ad acquistare riviste specialistiche, in particolare mi viene in mente “Fotografare” con la sezione dedicata all’ABC.
Fu allora che cominciai a fare miei termini come: “esposizione“, “focale“, “diaframma“, “iso“, “processo c41 o e6“.
Ero assetato di sapere, volevo capire come un mezzo meccanico potesse trasformarsi in immagine. Acquisita la tecnica base, mi cimentai nello sviluppo e stampa del bianco e nero, sequestrando per ore l’unico bagno di casa trasformato per l’occasione in un camera oscura.

Giuseppe Maria Gargano

E’ una storia qualunque di chi studia per far felice i suoi genitori ma nello stesso tempo si dedica ad una passione che lo fa evadere dalla realtà monotona e rigida impostagli.
Un giorno chiesi a mio padre se poteva passare dal fotografo del paese per ritirare una pellicola portata a stampare.
Accettò di buon grado, nell’intento di sollevarmi economicamente da quella spesa, e fu accolto con gioia dal foto-negoziante che disse che si era permesso di dare un’occhiata alle mie foto e che aveva scoperto un occhio particolare.

Secondo lui quelle non erano semplici immagini ma rappresentavano una ricerca interiore.

Mio padre, (dirigente scolastico alquanto rigido), arrivò a casa e mi disse: “qua ci sono le foto, ho dovuto sentire per venti minuti le critiche positive di quel signore, coltiva il tuo hobby e portami una laurea a casa“.

Avevo allora solo 17 anni ed un solo sogno nel cassetto.

La mia formazione professionale proseguiva su due binari, Da una parte gli studi economici (mi diplomavo in ragioneria e dopo 4 ani mi laureavo in Economia e Commercio) e dall’altro gli studi fotografici (libri della tecnica, i grandi fotografi, le biografie).
Non riuscivo a capire se consideravo hobby la fotografia e futuro lavoro lo studio accademico o viceversa. Sapevo comunque che prima o poi avrei dovuto scegliere quale binario seguire.
L’estate 1998 fu calda e tormentata. dovevo superare anche dei retaggi familiari che vedevano il lavoro di fotografo come un lavoro artigianale poco remunerativo e decoroso rispetto a quello di commercialista.

Affrontai il problema di petto e dopo un mese gestivo il mio studio fotografico.

Ormai dal 1998 mi dedico alla fotografia di matrimonio. Sarà stato il mio entusiasmo lavorativo o la mia già discreta conoscenza fotografica ma iniziai a lavorare già dal primo anno riscuotendo tanto apprezzamento dai clienti.

Avevo allora solo 17 anni ed un solo sogno nel cassetto.

Giuseppe Maria Gargano

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