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Pino Bertelli- In direzione ostinata e contraria – Sulle fotografie in mostra al KromArt Expo fotografia 2021: Contro la guerra. Ritratti dall’infanzia negata.

di Cine Sud Foto Magazine

 

Dal 16 al 19 dicembre 2021 Il Centro Sperimentale di Fotografia Adams
presenta: KromArt expo
 fotografia 2021
PINO BERTELLI
 
CONTRO LA GUERRA. Ritratti dall’infanzia negata

Ingresso libero

KromArt expo è una rassegna fotografica che si terrà a Palazzo Velli Expo dal 16 al 19 dicembre 2021. Sarà esposta una retrospettiva di Pino Bertelli, anarchico, fotografo, scrittore e cineasta italiano, dal titolo Contro la guerra. Ritratti dall’infanzia negata, una disarmante denuncia contro la guerra attraverso i ritratti dei bambini che la subiscono come parte della loro quotidianità e di una normalità imposta.
Oltre alla mostra di Pino Bertelli saranno ospitati a Palazzo Velli Expo anche i lavori di Gaetano Di Filippo, Veronica Benedetti Giorgio de Finis, Jack e gli autori vincitori della call L’autoritratto ai tempi del coronavirus.

 In una chiacchierata, stimolante come sempre, con Pino Bertelli abbiamo avuto il piacere di parlare della sua pratica fotografica e indagare i diversi temi connessi al suo lavoro in mostra.

I segni che hanno queste persone sul corpo è un archivio di memoria. Ogni corpo porta i segni della sua storia, che sia corpo violato, affamato, amoroso. Tutto questo, “se c’è un ponte autentico tra fotografo e fotografato, cade in fotografia come se fosse lacrima, fotografia o abbraccio”, dice Pino Bertelli.

Una geografia dell’umano è possibile attraverso la fotografia. I segni che compaiono sui corpi di questi bambini sono i segni del linguaggio del potere. L’esigenza e la spinta di fotografare queste persone nascono per lui da un senso di inadeguatezza con il suo rapporto col mondo e il non riuscire a sopportare che una grande maggioranza nel mondo viene sfruttata, assoggettata, cancellata per far diventare i ricchi sempre più ricchi e i poveri più poveri.

È Amore dell’umano, nell’umano dell’uomo. Questo è ciò che Bertelli indaga e gli interessa: “Non so se ci riesco ma è quello che mi spinge ad incontrare l’Altro”.

Fra fotografo e fotografato si crea un’empatia. Si costruisce una “fenomenologia dell’immagine sociale”, dice. Si tratta di vedere e fotografare l’uomo, come l’uomo sta al mondo.

Ogni fotografia, infatti, è un autoritratto.

“Qualsiasi persona fotografo è uno specchio; mi specchio in lei in uno scambio culturale. Divento lei. Fotografarla significa accogliere un’opinione che è la sua. E soprattutto: la dignità non va concessa, va conquistata. È li che si condivide e si uniscono le differenze”.

Bertelli ha scoperto la fotografia quando era un ragazzo di strada, ed è stato proprio Pier Paolo Pasolini a regalargli la sua prima macchina fotografica.

“Il cinema e la fotografia mi hanno salvato dalla galera, naturalmente insieme a Pier Paolo Pasolini, e questo, ci tengo a dirlo”.

L’ha incontrato casualmente quando era con altri ragazzi e da lì nacque una sorta di amicizia protratta negli anni, fino al 1975 quando Pasolini è scomparso. “Dopo un paio d’anni che andavano in giro insieme e lui raccoglieva le storie dei ragazzi di strada, io ho cominciato a fare fotografia ostinatamente, in direzione ostinata e contraria”. Col suo marchio speciale di speciale disperazione, canta Faber.

“Oggi la fotografia muore di fotografia”. Ci sono tante montagne di immagini che seppelliscono la fotografia ma, dice Bertelli: “Penso che la sola fotografia che conta è quella che riesce a portare la fiducia dell’umano nell’uomo”.

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