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Panasonic Lumix S1: solida qualità [Maurizio Natali]

di Maurizio Natali

Ho iniziato a realizzare siti internet più di 20 anni fa e molti di quelli erano “e-commerce” – come li chiamavamo un tempo. Forse per questo mi sono abituato in fretta a fare acquisti online, e lo faccio ancora oggi, quasi per tutto. Quando si parla di fotocamere, però, non riesco a prescindere dai negozi fisici dove, oltre ad un consulto, si ha la possibilità di toccare con mano prima di dire: sì, è quella giusta. Se non hai questa possibilità tendi naturalmente a concentrarti sul resto e le specifiche tecniche rischiano di diventare predominanti. Tanti fotografi scelgono la loro fotocamera sulla carta, mettendo le caratteristiche a confronto in una fredda tabella, ed è il modo più facile per sbagliare.

Nell’ormai lontano 2010 decisi di provare la Lumix G2. Fu quasi per caso ma me ne innamorai in fretta. Al tempo avevo già una reflex full-frame, la Nikon D700, e passare ad un sensore più piccolo sembrava inutile. Presi comunque la G2 perché intuii i potenziali vantaggi dei sistemi mirrorless e perché gli obiettivi per il Micro Quattro Terzi erano davvero compatti, favorendo la creazione di un sistema leggero e comodo da trasportare. Doveva essere la mia fotocamera “da passeggio” ma il suo merito più grande è stato quello di farmi conoscere le Lumix.

La qualità fotografica era inferiore a quella della D700, ma la piccola G2 mi colpii per lo schermo articolato, l’anteprima dell’esposizione, l’ergonomia, la disposizione dei controlli, il touchscreen, i menu chiari e compatti. Tutte cose che non avrei potuto apprezzare sulla carta. Ben presto iniziai a fare anche video e l’ammirazione per il brand si fece ancora più forte. Ho continuato ad aggiornare il mio corredo full-frame per il lavoro di fotografo, ma dalla G2 in poi ho sempre avuto con me almeno una Lumix. Sono passato alla GH3, poi alla GH4 e infine a GH5 e GH5s, che possiedo tutt’oggi. Nel mentre ho anche avuto GX1, GX7, GX80, GX9, G80, G9… insomma, quasi tutta la linea. C’è qualcosa in queste fotocamere che le rende diverse dalle altre: sono comode, intuitive, incredibilmente versatili. L’unica cosa che mancava era un sensore più grande, ma era solo questione di tempo.

L’annuncio è arrivato a fine 2018, inaugurando la nuova alleanza con Leica e Sigma con l’innesto L-Mount. Panasonic si è presentata con due fotocamere, le Lumix S1 ed S1R, distinte essenzialmente per la risoluzione del sensore. Ho rivisto subito tutte le qualità del brand ma nessuna delle due era esattamente ciò che speravo, ovvero una versione full-frame della mia amata GH5. Più avanti è arrivata la S1H – una vera e propria cinema camera – e infine la più piccola S5. Quest’ultima si avvicina forse di più a ciò che ci si poteva aspettare fin dall’inizio da Panasonic ma la

Lumix S1

rimane chiaramente un progetto più ambizioso. Dopo averla usata per più di un anno vi riporto la mia esperienza, cercando di analizzarne ogni aspetto in modo chiaro e sintetico.

Corpo ed Ergonomia: 7/10

La S1 è la più grossa e pesante mirrorless che mi sia capita tra le mani. Se non fosse per l’assenza dello specchio, che ne riduce un po’ la profondità, si potrebbe tranquillamente confrontare con una reflex del calibro della Canon 5D o Nikon D850. Le dimensioni hanno sicuramente aiutato sul fronte dell’ergonomia, difatti la presa è ottima, stabile e sicura anche per chi ha mani grandi. A me piace, restituisce una bella sensazione di qualità e robustezza, inoltre quando la porto con me per uno shooting non mi soffermo più di tanto sul peso ma sul lavoro. Tuttavia, è innegabile che i suoi 900 grammi si sentano, soprattutto perché si arriva a circa 1,5Kg con l’obiettivo 24-105mm f/4 del kit. Il corpo è tropicalizzato e resiste anche a temperature estreme. Complessivamente il mio giudizio è ottimo sulla qualità costruttiva e sull’ergonomia ma il peso ed il volume elevati lo portano più in basso perché la rendono scomoda in alcune condizioni per alcuni fotografi.

Operatività: 9/10

Fatico a trovare difetti sia sul layout fisico dei controlli che sul menu. Ad essere pignoli non mi piace molto la posizione della leva di accensione e il fatto che la rotella sul d-pad sia sporgente, per il resto c’è tutto quello di cui si può aver bisogno e sia i tasti che le ghiere risultano precisi e piacevoli da usare. Nella parte superiore troviamo le scorciatoie comode per bilanciamento del bianco, ISO e compensazione, più un tasto che accende la retroilluminazione dello schermo superiore e dei tasti principali: una chicca molto utile con poca luce. Il joystick è comodo, c’è il pratico quick-menu e ben 12 tasti fisici personalizzabili nella funzione, due dei quali si trovano frontalmente vicino all’obiettivo. In più si possono anche avere 5 pulsanti virtuali a schermo che però non uso molto.

La torretta dei modi di scatto ha il blocco che si deve premere durante la rotazione e al di sotto si trova il selettore per il metodo drive, mentre quello per il modo AF sta sul retro. Da notare il pratico switch di blocco, solitamente presente nelle fotocamere professionali, grazie al quale è possibile evitare modifiche accidentali dei controlli principali (personalizzabili dalle impostazioni).

Il menu è molto ricco ma organizzato in modo chiaro e quasi tutte le voci sono auto esplicative. Per quelle che non si capiscono subito si può premere il tasto disp. che attiva una breve descrizione: davvero ben fatto. Lo schermo touch si può utilizzare anche nei menu, cosa che rende l’operatività ancora più immediata e silenziosa – utile durante la registrazione video. Il pulsante rec è sul retro, raggiungibile con il pollice, ma si può usare anche il pulsante di scatto nel modo video e lo trovo più comodo.

In generale la Lumix S1 è anche molto smart nel funzionamento, ovvero ci evita il più possibile inutili passaggi nei menu. Questo succede per operazioni semplici, come il settaggio del bilanciamento del bianco personalizzato (che si fa direttamente con la freccia sopra dopo aver selezionato uno dei 4 slot disponibili), ma si avverte anche in altre situazioni più complesse. Ad esempio: c’è una impostazione di luminosità automatica dello schermo (che altrove non esiste), disattiva in automatico lo stand-by quando c’è un monitor esterno e disattiva da sola l’anteprima live-view quando si collega un flash o un trigger sulla slitta a caldo (fondamentale in studio). Tutte cose utilissime che facilitano la vita dell’operatore.

Schermi: 8/10

Uso il plurale perché sulla S1 abbiamo 3 display: quello principale, quello di stato e il mirino. Iniziamo da quest’ultimo che è davvero eccellente. Ha 5,7 milioni di punti e frequenza di refreh fino a 120fps, è ampio e con colori molto validi. È un po’ sporgente sul retro ma è davvero comodo anche per l’ampia superficie circolare d’appoggio. Di fianco si trova una piccola rotella per la correzione delle diottrie e ai lati due pulsanti. Questi sono personalizzabili ma le funzioni di default sono utili: quello di sinistra consente di alternare tra schermo e mirino e quello di destra ne riduce la dimensione, così chi indossa gli occhiali non rischia che la distanza dall’oculare oscuri leggermente i bordi.

Lo schermo di stato è ampio e piuttosto tradizionale, con retroilluminazione ambra attivabile grazie al pulsantino dedicato. Mi sarebbe piaciuto un pannello più moderno nell’aspetto, come quelli di Fujifilm magari, con la possibilità di tenerlo acceso per vedere la batteria o la memoria residua anche a fotocamera spenta. Si poteva fare di meglio, tuttavia ha una buona quantità di informazioni e la luce calda non disturba al buio.

Il display posteriore è da 3,2″ con 2,1 milioni di punti. Ha una buona resa cromatica e la risoluzione è valida così come la luminosità. Utile la possibilità di impostare la retroilluminazione su auto, così la fotocamera la adatta alle condizioni ambientali, tuttavia in pieno sole può essere necessario intervenire manualmente per portarla al valore massimo di +3 (e si vede bene). Interessante anche la modalità notturna in cui lo schermo usa solo il rosso per ridurre al minimo la luce emessa, tuttavia si vedranno così anche i colori delle foto, dunque non si adatta a tutte le condizioni di scatto.

Lo schermo principale non è ribaltabile, e questa è una delle cose che mi ha infastidito della S1, nonché il motivo per cui riduco un po’ il voto di questa sezione. La fotocamera è pesante e Panasonic ha voluto scongiurare il rischio che il meccanismo con singolo snodo potesse risultare un elemento debole e di facile rottura. Comunque, questo display ha una doppia cerniera, simile a quella della Fujifilm X-T3, per cui possiamo sia inclinare in alto e in basso che aprirlo di circa 60° verso destra, risultando utile in particolare per i ritratti con la fotocamera in verticale. I vantaggi di questa soluzione sono principalmente tre: l’ottima robustezza, infatti si può sollevare la fotocamera dal display aperto senza rischi, la possibilità di scattare foto e girare video da mezzo busto avendo lo schermo in linea con l’obiettivo e il fatto che non si debba aprire di lato per inclinarlo, cosa che si apprezza in particolare quando ci sono cavi collegati su cui si urta. Quindi ci sono sicuramente dei risvolti positivi a seconda dell’uso che se ne fa ma nel mio caso avrei preferito comunque lo schermo ribaltabile.

Qualità fotografica: 8/10

La S1 monta un sensore di ottima qualità da 24MP, lasciando alla S1R il ruolo di camera ad alta risoluzione della famiglia con i suoi 47.3MP. Il rapporto segnale/rumore è del tutto simile a quello della Sony A7 III e della Nikon Z6, con le quali condivide sostanzialmente la tecnologia. Questo significa che si posiziona al vertice della categoria per qualità generali e resa ad alti ISO. Ovviamente l’elettronica è personalizzata e Panasonic ha fatto un ottimo lavoro dato che la S1 si comporta leggermente meglio della A7 III in termini di pulizia delle immagini e non mostra il leggero banding che può apparire nelle fotografie di Z6 aumentando l’esposizione in post-produzione.

Lo sviluppo del JPG è molto gradevole, con colori naturali che superano per accuratezza quelli di Canon e Sony, e risultano un netto passo avanti rispetto alle vecchie fotocamere Lumix. I 24MP offrono un buon livello di dettaglio e si presentano a molteplici usi mantenendo i file non troppo pesanti e facili da post-produrre, anche con hardware non particolarmente prestante. Nel caso in cui si necessiti di maggiore risoluzione è possibile sfruttare la modalità HiRes che produce immagini RAW da 96MP spostando il sensore (ma richiede il treppiedi).

In generale ho trovato un buon livello di flessibilità lavorando i file al computer, con tante informazioni sia nelle ombre che nelle alte luci. Tuttavia, consiglio di non eccedere con la tipica esposizione a destra (ETTR) perché mi è capitato diverse volte di incorrere nel limite di recupero sulle aree sovraesposte (va meglio sulle ombre).

Video: 7/10

Se guardassimo solo la qualità del video, allora il giudizio sulla S1 sarebbe senz’altro positivo, anche perché in 4K lavora sull’intero sensore con oversampling dal 6K (tranne nel 4K 50/60p). Tuttavia, ci sono una serie di aspetti negativi da considerare e il primo di questi è che per sbloccare la registrazione in V-Log ed altre cose utili è necessario acquistare l’aggiornamento SFU2 dal costo di 199,99€. Io l’ho fatto e tutte le informazioni tecniche di cui vi parlerò sono relative alla presenza di quest’ultimo, ma è un aspetto che si deve mettere in conto poiché incide sulla spesa totale.

Nativamente la registrazione video è limitata al 4:2:0 8-bit, con la sola esclusione del formato HLG/HEVC con cui si arriva al 4:2:0 10-bit. L’aggiornamento SFU2 sblocca il 4:2:2 10-bit interno con esclusione del 4K 50/60p, dove la medesima qualità si ottiene soltanto via HDMI. Salgono anche i bitrate medi ma il tetto massimo rimane a 150Mbps e sempre in Long-GOP (niente All-Intra). In sintesi, il firmware a pagamento aggiunge:

  • Registrazione in V-Log
  • Possibilità di caricare LUT custom di preview in camera
  • Aggiunta delle modalità 4:2:2 10 bit
  • Waveform oltre al già presente istogramma

Pur con queste aggiunte la S1 non arriva al livello di completezza nel video della di GH5s, infatti le mancano:

  • Shutter Angle
  • Desqueeze Anamorfico
  • 4K DCI
  • All-I
  • Bitrate fino a 400Mbps (si ferma a 150Mbps)
  • Timecode
  • Vector scope

Alcune di queste mancanze sono piuttosto specifiche e dedicate a videomaker evoluti, dunque non tutti ne sentiranno la mancanza. Inoltre, non è che si trovino facilmente nei prodotti della concorrenza. Se ne nota la mancanza principalmente perché ci sono sulle Lumix Micro Quattro Terzi che, proprio per queste caratteristiche, sono diventate un punto di riferimento nel settore. Sono cose che servono? La risposta dipende dall’utilizzatore. Io non uso spesso l’anamorfico e neanche necessariamente i bitrate più alti, però uso il Vector Scope per definire meglio bilanciamento del bianco e tinta e giro quasi sempre in formato DCI 24p, che qui manca. Inoltre, quando ho lavorato in multicam è stato più scomodo allineare le riprese della S1 non avendo il Timecode.

Il vantaggio principale che ha la S1 sulle sue sorelle minori è quello del sensore più grande, cosa che porta sia ad una migliore resa ad alti ISO che a quel tipico look legato alla minore profondità di campo. Inoltre, usa il V-Log completo delle camere professionali Panasonic invece del V-Log L delle Micro Quattro Terzi, cosa che garantisce una maggiore estensione della gamma dinamica e migliore corrispondenza con le cineprese del marchio.

La cosa più scomoda nella S1 è che si può registrare in 4K a 50/60p solo con un crop di 1.5x, quindi sostanzialmente in Super35/APS-C. Si utilizzerà sempre una porzione più grande del sensore rispetto al Micro Quattro Terzi, tuttavia cambierà la resa degli obiettivi. Quest’ultimo aspetto può essere fastidioso nell’uso reale, sia perché sarà più complicato ottenere riprese grandangolari sia perché alternando diversi frame rate si può avere la necessità di cambiare anche obiettivo per mantenere una simile inquadratura.

Le connessioni sono complete ed includono l’uscita video HDMI full-size, con possibilità di clean feed per recorder esterni. Per l’audio abbiamo sia ingresso che uscita e lo schermo non articolato ci consente di utilizzare tutte le porte senza mai interferire, anche quando lo incliniamo.

Autofocus: 6/10

La Lumix S1 utilizza esclusivamente la messa a fuoco per contrasto, anche se non si tratta di quella lenta e difficoltosa di tanti anni fa. Panasonic ha messo a punto un sistema piuttosto complesso denominato depth-from-defocus (DfD), il quale analizza la scena centinaia di volte al secondo e, grazie ad una sorta di intelligenza artificiale, determina la profondità e la distanza degli elementi inquadrati. In pratica tenta di riprodurre via software ciò che il rilevamento di fase fa in hardware. Nei primi anni di questa tecnologia i risultati erano più o meno al pari rispetto ai sistemi ibridi delle mirrorless concorrenti e mostravano un elevato grado di precisione e reattività, soprattutto focheggiando con punto singolo. Il problema è che gli altri sistemi si sono evoluti più rapidamente.

La S1 offre la possibilità di selezionare fino a 225 aree di messa a fuoco (la quantità dipende dalla dimensione che si sceglie) ed ha funzionalità di tracciamento moderne, come il rilevamento del volto per persone o animali. In ambito fotografico non se la cava affatto male, soprattutto quando le condizioni di luce sono favorevoli e i soggetti ben visibili. In questi casi ho registrato un tasso di successo medio dell’85%, con il restante 15% di foto fuori fuoco. I problemi principali nascono con poca luce (cosa del tutto prevedibile), ma ho avuto molta difficoltà anche con elementi sovrapposti a distanze differenti, soprattutto quando sono in primo piano rispetto al soggetto. In queste condizioni il tracking è stato spesso inaffidabile.

Lavorando a punto singolo la situazione migliora ma succedono comunque delle cose bizzarre di tanto in tanto, specialmente nelle foto a distanza ravvicinata. Per fotografare dei fiori in ombra sono dovuto passare alla messa a fuoco manuale perché con quella automatica non c’era verso di fargli agganciare il soggetto. Diciamo che generalmente fa il suo dovere ma se si utilizzano altri sistemi più performanti la differenza si avverte.

La situazione peggiora lato video, dove tutte queste piccole imprevedibilità si traducono in momenti di perdita di fuoco sul soggetto. Inoltre, si nota di tanto in tanto un piccolo slittamento della distanza AF anche quando la fotocamera mantiene correttamente il tracciamento, come se dovesse accertarsi che il soggetto sia ancora fuoco. Di recente è uscita la Lumix S5 che ha lo stesso sistema ma ottimizzato e Panasonic ha aggiornato anche la S1 via firmware rendendola altrettanto precisa. Tuttavia, anche la S5 rimane inferiore alla migliore concorrenza quando si tratta di fuoco continuo: ora ci sono pochi errori nei cambi fuoco, ma non sono spariti del tutto.

Il DfD è un sistema che dipende più degli altri dalla “programmazione” software, per cui i miglioramenti sono sempre possibili. La GH5, ad esempio, era partita in modo pessimo ma ha ricevuto tanti aggiornamenti che hanno portato l’AF ad un livello che mi sembra persino superiore a quello attuale di S5 ed S1. Probabilmente dipende dal sensore più piccolo che consente di effettuare un numero maggiore di analisi nello stesso tempo, ed è su questo che si basa il depth-from-defocus.

Pochi anni fa nessuno avrebbe creduto che un sistema per ricerca di contrasto sarebbe potuto essere così performante com’è diventato il DfD, però non potevamo neanche immaginare l’evoluzione dei sistemi ibridi sulle mirrorless, con Sony e Canon e fare da traino. A questo punto Panasonic dovrà prendere una decisione: se non riuscisse a fare un vero salto di qualità in breve tempo potrebbe essere meglio integrare anche il rilevamento di fase nella prossima generazione di fotocamere. Con quelle attuali si riesce a fare quasi tutto bene ma ci sono settori come quello della fotografia naturalistica e sportiva dove servono maggiori garanzie.

Nel video dipende molto dall’utilizzo che se ne intende fare. In qualità di operatore ho sempre apprezzato l’approccio di Panasonic, in particolare perché basta un tocco sullo schermo per spostare il fuoco in modo fluido. E se sto dietro la camera spesso uso il fuoco manuale per avere maggior controllo. Da questo punto di vista la S1 offre una funzione molto importante, ovvero quella di poter scegliere il comportamento della ghiera di messa a fuoco degli obiettivi. Questa è strutturalmente di tipo elettronico, per cui risponde dinamicamente alla velocità di rotazione rendendo impossibile la riproduzione del medesimo cambio di fuoco più volte. Ma questo comportamento si può cambiare scegliendo una risposta di tipo lineare. In tal modo la ghiera funzionerà come una meccanica, dandoci la possibilità di definire un passaggio da A e B e di ripeterlo in fase di registrazione ruotando sempre dello stesso angolo, a prescindere dalla velocità con cui si intende farlo. Inoltre, è possibile determinare persino l’ampiezza dell’interno range di rotazione, dalla distanza AF più ravvicinata fino ad infinito, in modo da avere maggiore o minore sensibilità in base ai gusti.

Stabilizzazione: 8/10

La Lumix S1 è dotata di Dual IS 2, ovvero un sistema di stabilizzazione che lavora sia sul sensore che sugli obiettivi (ovviamente per quelli dotati di stabilizzazione ottica). Lo stesso sistema è presente anche sulle Micro Quattro Terzi del marchio e, in effetti, deriva proprio da lì. La risposta è piuttosto valida, direi molto buona sul fronte fotografico e buona su quello video. Supera senza problemi la maggior parte delle dirette concorrenti. Rimane tuttavia inferiore rispetto alla GH5, perché lì c’è un sensore più piccolo con maggiore area di spostamento. Infatti, la coppia GH5 con obiettivo OIS rimane probabilmente la migliore dell’interno settore nell’uso video a mano libera.

Memorizzazione: 7/10

L’ampio sportellino laterale cela i due slot di memorizzazione, uno SD (UHS-II) e l’altro XQD. Un recente update ha reso quest’ultimo compatibile anche con le CFexpress Type B, che sono strutturalmente identiche e praticamente le stesse anche sul piano tecnico. Si tratta di schede veloci, robuste e costose, per le quali si dovrà comprare un lettore apposito visto che difficilmente lo si avrà già. Non ho apprezzato molto questa soluzione anche per ragioni che vanno al di là della spesa aggiuntiva che richiede. Ad esempio: quando giro video o scatto foto in backup, io preferisco avere due schede identiche (per modello e specifiche tecniche) ed è impossibile se i due slot usano standard diversi.

Ma soprattutto, non ne vedo più di tanto l’utilità sulla S1: lato video tutte le modalità sono disponibili anche su SD V90 e lato fotografico l’unico vantaggio è che si può scattare in raffica alla massima velocità di 9fps per 13 secondi, mentre con la SD V90 più veloce che possiedo mi sono fermato a 11,5. Credo che la XQD abbia maggior senso su S1R per via della maggiore risoluzione, visto che i file occupano di più. Comunque, sono schede molto veloci nel trasferimento dei dati al computer e molti ritengono che siano anche più robuste.

Alimentazione: 7/10

La batteria della S1 è davvero grande ma proporzionata al corpo. È un’unità nuova da 3050 mAh che si comporta piuttosto bene lato video, dando la possibilità di registrare tranquillamente per un paio d’ore in 4K (anche di più se continui e con qualità non al massimo). Non è altrettanto efficace lato foto ma sono comunque riuscito a fare quasi 500 scatti con singola carica. Positiva la possibilità di ricarica via USB-C, che funziona anche mentre la fotocamera è in uso. Ci sono due limitazioni da considerare: la prima è che serve comunque la batteria all’interno, la seconda è che si consuma più velocemente di quanto si carichi. Dunque, se collegate un powerbank quando la batteria è esausta è facile che la fotocamera si rispenga poco dopo. In 5 minuti di registrazione video 4K sotto alimentazione perde 1 punto percentuale, quindi bisogna evitare di collegarla all’ultimo minuto se la dobbiamo ancora utilizzare.

Sistema: 7/10

Passando dal Micro Quattro Terzi al full-frame, Panasonic ha dovuto necessariamente utilizzare un innesto diverso e più grande per le nuove lenti. Ma piuttosto che crearne uno da zero si è appoggiata a quello di Leica, contribuendo alla creazione della L-mount Alliance e tirando dentro anche Sigma. Curioso che anche qui l’azienda abbia preferito giocare in squadra, ma la strategia è apparsa valida da diversi punti di vista: ha offerto fin da subito la possibilità di usare gli obiettivi L-mount esistenti e si è assicurata l’apporto di uno dei più importanti produttori di terze parti. L’inizio è stato un po’ in salita, perché tutti e tre i marchi sono partiti da lenti di qualità, costose e grosse. Infatti, nei primi mesi ho acquistato l’adattatore Sigma MC-21 per utilizzare le mie lenti Canon EF. Negli ultimi tempi la situazione è migliorata moltissimo, con diversi fissi f/1,8 di Panasonic e lenti più “smart” da parte di Sigma, in particolare l’ultimo 28-70mm f/2,8 Contemporary, che ha un’ottima resa ma costa il giusto ed è davvero compatto e leggero.

Extra: 8/10

Una delle funzionalità interessanti della Lumix S1 è quella di catturare immagini in HLG a 10bit, pronte per una perfetta visualizzazione sui TV HDR con una gamma dinamica estesa. Utile anche la modalità HiRes che unisce otto fotografie in sequenza spostando leggermente il sensore (cosa possibile grazie al fatto che è stabilizzato). È una funzionalità già vista nella Lumix G9 e che qui consente di registrare immagini da 96MP mantenendo il formato RAW, con l’unica accortezza di scattare con il treppiedi. E bisogna anche stare attenti perché basta un piccolo movimento per rovinare il risultato con degli artefatti.

C’è poi anche la nota funzione 6K Photo per catturare sequenze a 30fps e fino a 60fps in 4K, tuttavia questa modalità si basa su un breve video, quindi le fotografie saranno in JPG, inoltre c’è un crop di 1.16x in 6K e di 1.5x in 4K. La fotocamera è anche dotata di Bluetooth e Wi-Fi, grazie ai quali ci si può collegare in remoto per accedere alle immagini oppure usare la ripresa a distanza. Inizialmente con l’app Lumix Sync non faceva cambiare il punto AF con il tocco sullo schermo dello smartphone, ed è stata una fastidiosa gatta da pelare per mesi, con i successivi aggiornamenti il problema è stato risolto. Fortunati voi che la comprerete ora.

Conclusione

Nel complesso la Lumix S1 è una fotocamera davvero completa e che offre un ottimo valore all’acquirente. Soprattutto oggi con i nuovi sconti. Ovviamente c’è la S5 a fare concorrenza in famiglia e per il video ha i suoi vantaggi, come lo schermo articolato e la presenza nativa del v-log che su S1 richiede l’upgrade. Forse Panasonic avrebbe dovuto invertire l’ordine di uscita di questi due modelli, ma lato fotografico continuo a trovare più soddisfazione con la S1. La S5 rimane inferiore su alcuni aspetti poiché non ha lo stesso livello di resistenza ad alte temperature, il mirino è di qualità più bassa, manca lo schermo LCD superiore, non ha i tasti retroilluminati, la stabilizzazione sembra meno efficace, ecc…

Quel che credo è che la Lumix S1 sia più basata sull’idea della G9 che non della GH5, ovvero ha delle buone doti video ma predilige l’ambito foto. Non ha mancanze di rilievo ma ha sicuramente alcuni aspetti critici da considerare. Tra questi citerei essenzialmente le dimensioni ed il peso, che ad alcuni non piacciono, e le prestazioni AF. Aggiungo anche il sistema di obiettivi, che sta finalmente maturando ma non è ancora completo e ricco di alternative economiche come quello Micro Quattro Terzi. La lista dei contro può essere un po’ più lunga per chi vuole fare video professionalmente arrivando da GH5, ma per quello c’è la S1H e, in parte, la S5. Sul fronte delle positività rientra praticamente tutto il resto, ad iniziare dal validissimo sensore che restituisce immagini di qualità e non teme le sensibilità elevate. E per chi lo apprezza, come faccio io, il corpo così ergonomico è una bella comodità: è grosso e pesante ma è costruito come un carroarmato ed ha tantissimi controlli fisici personalizzabili. Il mirino è eccellente, buono anche lo schermo e comodo il display LCD di stato. Ha il doppio slot, si ricarica via USB-C, la stabilizzazione sul sensore funziona bene, le connessioni sono complete. Il menu è ricco e comprensibile ed ho apprezzato le tante chicche disseminate qua e là, come ad esempio le opzioni per visualizzare tra gli altri: l’esatta lunghezza focale usata con gli obiettivi zoom, la percentuale di batteria invece delle classiche tacchette, lo stato di compensazione dell’IBIS. Quindi sì, la Lumix S1 non è una GH5 full-frame – ci si avvicina di più la S5 se vogliamo – tuttavia è una fotocamera molto completa e con qualità davvero interessanti.

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