fbpx Skip to content

Oliviero Toscani. Sulla fotografia sovversiva della bellezza Don Milani, la scuola di Barbiana e la rivoluzione della gioia nel ‘68 [Pino Bertelli]

di Pino Bertelli

“Il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato la casa dei poveri nella reggia
del ricco, ricordati Pipetta, quel giorno ti tradirò, quel giorno finalmente potrò cantare
l’unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo, beati i poveri perché il regno dei cieli è loro.
Quel giorno io non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente
a pregare per te davanti al mio signore crocifisso…

Don Lorenzo Milani

I. La rivoluzione della gioia nel ’68

Il ’68 è stato un’eruzione libertaria generazionale che ha infranto l’ingiustizia che governava l’universo. Uno dei libri che hanno annunciato la rivoluzione della gioia nel ’68 in Italia, Lettere a una professoressa1, è opera di un prete un po’ burbero, un po’ diverso, un po’ sovversivo, don Lorenzo Milani (e dei ragazzi della scuola di Barbiana), esce nel maggio 1967 (don Milani muore per un linfoma a 44 anni nel giugno 1967), e da quella canonica sperduta nell’Appennino toscano, senza acqua, né corrente elettrica, né una strada per arrivarci (ci vivono nemmeno quaranta persone), il grido del parroco contro l’autoritarismo nella scuola è diretto, qualche volta feroce… è un testo scritto per i figli dei lavoratori, di fatto esclusi dall’università (che in massima parte accoglie i figli dei ricchi), e alla solerte professoressa fiorentina (non voleva i pidocchiosi in classe che non parlavano correttamente l’italiano, anche per la fame che avevano addosso) scrive: “Del resto bisognerebbe intendersi su cosa sia la lingua corretta. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro… Che siete colti ve lo dite da voi. Avete letto tutti gli stessi libri. Non c’è nessuno che vi chieda qualcosa di diverso… Solo i figlioli degli altri qualche volta paiono cretini. I nostri no. E neppure svogliati. O per lo meno sentiamo che sarà un momento, che gli passerà, che ci deve essere un rimedio. Allora è più onesto dire che tutti i ragazzi nascono eguali e se in seguito non lo sono più, è colpa nostra e dobbiamo rimediare… La lotta di classe quando la fanno i signori è signorile. Non scandalizza né i preti né i professori che leggono l’Espresso… Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più tempo delle elemosine, ma delle scelte. Contro i classisti che siete voi, contro la fame, l’analfabetismo, il razzismo, le guerre coloniali”2. Tutto vero. Don Milani tocca qui le tematiche del proprio tempo e lo fa con la forza della sfrontatezza o dell’utopia, e affermava: «Io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi»3. Si capisce perché il Sant’Uffizio ordina la censura del suo primo libro, Esperienze pastorali4 e, successivamente, il prete di Barbiana viene più volte minacciato di sospensione  a divinis… la seminagione dei suoi scritti tra i ragazzi del ’68 fu esplosiva, dilagante, atonale  a quanto correva nella sinistra comunista e nei beghini democristiani… le parole di don Milani rinnegavano i titoli risolutivi della civiltà moderna e mostravano anche possibilità e disobbedienze contro tutto ciò che rappresentava l’assoluto della chiesa e dei partiti. Sotto ogni formula giace un’oppressione secolare e i politici, insieme alle gerarchie ecclesiastiche, sono gli assassini gentili di vittime predestinate.
Una delle letture più attente di Lettera a una professoressa è quella di Pier Paolo Pasolini, il libro lo impressiona, scrive che il «contenuto ideale violentissimo, addirittura, in certi momenti, meravigliosamente terroristico, dei ragazzi di Barbiana, si immerge però, prende forma, dentro uno schema, che è lo stesso schema della moralità contadina diventata piccolo-borghese della professoressa»… dice anche che si è trovato tra le mani uno dei più bei libri che abbia letto negli ultimi anni5. Pasolini aveva avvertito nella filosofia educatrice di don Milani quella fierezza delle sconvenienze che non s’impara a scuola ma nella strada… l’ostilità appassionata di una folgorazione del giusto, del buono, del bello che farà saltare in aria le illusioni degli dèi e le mediocrità delle caste istituzionali… i giovani irrequieti del ’68, e per un certo tempo, riusciranno a far provare la paura a chi l’aveva sempre inflitta e nella creatività dei loro eccessi, dismisure e sregolatezze, mostrare di che nullità erano fatti i partiti6. L’ostilità delle giovani generazioni verso coloro che sono ossessionati dal peggio incarnato dai politici… è frutto di una lucidità culturale e passionale che porta all’insubordinazione, e l’abdicazione — anche estrema — di qualsiasi tirannia, verrà sempre troppo tardi.
Nel disordine delle idee, la fotografia ereticale di Oliviero Toscani riporta allo stupore del cuore e dentro la pratica di una fenomenologia dei sentimenti struccati, insegna a decostruire l’ordine del discorso fotografico imperante e disseminare la felicità possibile nel rovesciamento di prospettiva di un destino imposto che non va aiutato a sopravvivere ma a crollare.

Continua a leggere l’articolo su pinobertelli.it

 

Altri articoli di questo autore

Condividi

Vuoi accedere agli eventi riservati?

Abbonati a soli 15€ per 365 giorni e ottieni più di ciò che immagini!

Se invece sei già iscritto ed hai la password, accedi da qui

Dimmi chi sei e ti dirò che workshop fa per te

Non è facile trovare un buon educatore!
Appartengo ad una generazione che ha dovuto adattarsi alla scarsa offerta dei tempi. Ho avuto un solo tutor, a cui ancora oggi devo molto. Brevi, fugaci ma intensi incontri in cui il sottoscritto, da solo con lui, cercava di prendere nota anche dei respiri e trarre insegnamento da ogni singola parola.
A causa di questa carenza io e i miei coetanei ci siamo dovuti spesso costruire una visione complementare come autori, designers, critici ed insegnanti e questo ci ha aiutato a costruire qualcosa di fondamentale e duraturo.
Per questo motivo con Cine Sud che vanta un’esperienza di oltre 40 anni nel settore della formazione, abbiamo pensato alla possibilità di offrire dei corsi “one to one”, costruiti sulla base delle esigenze individuali e in campi disparati, che vanno dalla tecnica alla ricerca di nuovi linguaggi in fotografia.
Dei corsi molto vicini a quelli che avremmo voluto avere nel passato, se ce ne fosse stata offerta l’opportunità e la parola opportunità non va sottovalutata, perché ha un peso e una sua valenza e non è spesso scontata.
Ognuno sarà libero di scegliere, sulla base dei nostri consigli, un autore o un tecnico, tra quelli offerti come docenti, e intraprendere un corso che gli offra quello di cui realmente ha bisogno e, eventualmente, ripetere questa esperienza in futuro.
Come quando si va da un eccellente sarto a scegliere con cura un vestito, adattandolo perfettamente al corpo, vogliamo fornirvi il corso che meglio si adatta alle vostre, singole e personali esigenze.
Niente nasce dal caso e per poter essere all’altezza di questo compito e potervi fornire un’offerta diversificata e soddisfacente, abbiamo pensato di sottoporvi un questionario tra il serio e lo scherzoso a cui vi preghiamo di rispondere.
Aiutateci a capire le vostre reali esigenze e chi abbiamo difronte, non ve ne pentirete.
Massimo Mastrorillo

Dimmi chi sei e ti dirò che workshop fa per te

Approfondiamo ! per i più intrepidi
X