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Niente di antico sotto il sole (scritti e interviste) Luigi Ghirri – Quodlibet editore

di Massimo Mastrorillo

Un libro indispensabile, per comprendere meglio il pensiero dell’autore e per liberarsi dal pregiudizio che la fotografia concettuale sia ostica. In realtà Ghirri ha dimostrato che è assai fruibile e meno complessa, anche formalmente, di quello che si possa pensare.

Lo ha fatto operando come un vero intellettuale della fotografia. È stato critico, curatore, e promotore di una nuova cultura fotografica, valida al punto da risultare ancora attuale.

La casa editrice Quodlibet ha finalmente pubblicato la raccolta di tutti i suoi scritti, finora fruibili solo attingendo al materiale on line della Biblioteca Panizzi o comprando “The Complete Essays”, pubblicato in inglese da Mack Books.

È un’esperienza davvero gratificante farsi accompagnare da Ghirri in un viaggio attraverso la storia, l’arte, la tecnica, le sue teorie, le sue passioni. “Non so dire se mi hanno illuminato di più i paesaggi musicali di Dylan, le sculture e architetture di Oldenburg, le visioni di Robert Frank o Friedlander, il rigore etico di Evans, o se invece sono state le cosmogonie di Bruegel, i fantasmi felliniani, le vedute degli Alinari, i silenzi di Atget, la precisione dei fiamminghi, la purezza di Piero della Francesca o i colori di Van Gogh.

Non so dirvi se ho scelto di appartenere al vecchio o al nuovo mondo, perché fin dall’inizio ho visto nella fotografia una grande avventura, del pensiero e dello sguardo, un grande giocattolo magico che riesce a coniugare il grande e il piccolo, le illusioni e la realtà, il tempo e lo spazio, la nostra adulta consapevolezza ed il fiabesco mondo dell’infanzia.”

Ghirri ha dimostrato, con la sua prolifica produzione e con i suoi scritti, che si può provare ancora uno stupore, quasi adolescenziale, per l’origine delle cose, anche le più banali, e che questo stupore va continuamente rinnovato, attingendo a tutti linguaggi e le fonti d’ispirazione possibili.

Scrive Pessoa: “…Intuisco gli amori, i segreti intimi, l’anima di tutti coloro che hanno lavorato affinchè questa donna che è davanti a me sul tram porti intorno al collo mortale la banalità sinuosa di un filo di seta ritorto verde scuro sul tessuto di un verde più chiaro. La mia testa gira. I sedili del tram, con una trama di una paglia resistente e sottile, mi portano a regioni lontane, mi si moltiplicano in industrie, operai, case di operai, vite, realtà, tutto.”

La fotografia può essere il mezzo per “costruire un’identità dentro e fuori di noi, in una sintesi tra mondo esterno ed interno”. La sua, come quella di alcuni degli autori di riferimento per lui, è stata la ricerca di “uno sguardo attirato contemporaneamente dall’infinito della scena del mondo, e dalle infinite modalità e possibilità di rappresentarlo”. La fotografia di paesaggio, a lui tanto cara, diventa esperienza quasi mistica: “Vedere un paesaggio come se fosse la prima e ultima volta, determina un sentimento di appartenenza ad ogni paesaggio del mondo”.

Vi voglio riportare questa citazione su Bob Dylan, per il quale Ghirri aveva una passione smisurata, che sicuramente può aiutare a capire quanto questo libro sia fondamentale averlo, leggerlo e metabolizzarlo: “Apri gli occhi e le orecchie e vieni influenzato e non ci puoi fare proprio niente..”.

È qui la sintesi del modo di pensare e fotografare di Ghirri, ma anche la chiave di accesso per entrare nel suo mondo attraverso le parole di questo magnifico libro.

(citazioni da Luigi Ghirri, “Niente di antico sotto il sole”)

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