fbpx Skip to content

Museo Nicéphore-Niépce

di Rino Giardiello

Un viaggio in Francia? Se andate verso Parigi, una tappa che dovete assolutamente prendere in considerazione. Il racconto di un viaggio di molti anni fa con una fotocamera analogica ed una pellicola Ilford HP5.

Viaggiando in auto, o comunque con un proprio mezzo di spostamento che permette la libertà di fare piccole deviazioni non previste dal programma, può capitare di imbattersi in un segnale non troppo appariscente (cosa strana per i francesi che usano cartellonistica “king size” per segnalare anche un pezzetto di muro romano sperso in mezzo ai campi) che indica la cittadina di Chalon-sur-Saône ed il Museo Nicéphore-Niépce.

Proprio sull’autostrada Lione-Parigi troverete una segnaletica turistica abbondante e di chiara leggibilità. In Francia non potete avere dubbi su ciò che state vedendo attraverso il finestrino: vi vengono segnalati persino i tipi di coltivazione (zona delle mele, delle pere, dell’uva…), la fauna e la flora (mucche al pascolo, oche, girasoli…), monumenti, fiumi, monti e caratteristiche del paese che state per superare.

Sull’autostrada Lione-Parigi si trova un cartello che fa subito rizzare le antenne agli appassionati di fotografia: “Chalon-sur-Saone Berceau du la Photographie”, con a fianco il pittogramma di una antica fotocamera sul treppiedi. Capisco poco il francese (solo in seguito ho scoperto che Berceau significa culla), ma il nome della città mi ricordava la famosa prima fotografia scattata da Niépce, per cui decido di uscire dall’autostrada. Al casello mi indicano la strada per il museo (sempre dritto verso il centro della città, prima del fiume si svolta a sinistra, 2-300 metri ed il museo è lì) ed infatti dopo pochi minuti me lo trovo, ben visibile, sulla mia sinistra. Mi aspettavo un piccolo museo della fotografia con qualche vecchia macchina fotografica in esposizione ed invece mi trovo davanti al Museo Nicéphore Niépce.

Parcheggio sul lungofiume pieno delle caratteristiche case battello ed entro nell’edificio. All’ingresso la prima piacevole sorpresa: l’ingresso è gratuito e, a fronte di un modesto compenso, si possono anche scattare foto purché senza usare il flash. Si entra quindi nella prima sala e le sorprese continuano: lo spazio è vasto, ben organizzato e pieno di rarità, molte delle quali donate da collezionisti privati e dalla Kodak. Molto simpatica è la mostra di lanterne magiche, prassinoscopi e macchine per le prime animazioni. Non mancano le Leica né le loro cugine francesi, le fotocamere panoramiche e l’Hasselblad lunare.

Mentre osservo la collezione di microfotocamere vengo distratto da una continua serie di colpi di flash: sul fondo della sala c’è la ricostruzione di uno studio fotografico di inizio secolo con attrezzatura, mobilio e lampade al magnesio (all’interno però c’è un moderno flash elettronico) che possono essere fatte scattare dal visitatore. Mi soffermo ancora un po’ sulle foto che tappezzano le pareti, antiche o recenti tutte rigorosamente in bianconero, quindi salgo al primo piano.

Qui trovo una serie di piccole (si fa per dire) sale dedicate a Niépce, Talbot e Daguerre, le loro attrezzature, lastre, dagherrotipi ed autocromie originali, cimeli e curiosità come le foto stereo ottenute con le tecniche più svariate.

Il giro sembra finito quando sento dei suoni provenire da dietro una porta: una graziosa ragazza mi spiega in inglese che i visitatori stanno assistendo alla proiezione di un audiovisivo e che lo spettacolo successivo sarebbe stato tra un’ora. E’ tardi e devo proseguire per Parigi. A malincuore rinuncio alla proiezione e mi avvio verso l’uscita passando attraverso una vasta sala piena di antiche fotocamere da studio ed altre mostre fotografiche. Un’ultima occhiata all’esterno, scatto una foto alle case battello sul fiume e poi di nuovo in viaggio, felice di essere uscito dall’autostrada e della sosta davvero non prevista.

Rino Giardiello © ottobre 2021

Riproduzione Riservata

Nota

Questa mia visita risale al 1995 e le cose potrebbero essere cambiate. Il sito del museo è molto ricco di informazioni, quindi consultatelo. Tutte le foto che vedete, sono state scattate in analogico con una pellicola Ilford HP5, obiettivo Contax Zeiss 35/1.4 usato a tutta apertura e tempi decisamente a rischio (sempre al di sotto di 1/15), ma oggi, con le fotocamere digitali e la stabilizzazione, il problema non si pone più anche se, per foto di qualità, è bene che vi portiate un treppiedi.

NOTIZIE UTILI

Chalon-sur-Saone si trova lungo l’autostrada Lione-Parigi a 340 Km dal traforo del Monte Bianco, 140 Km dopo Lione, 350 Km prima di Parigi. Prevedete almeno mezza giornata per la sosta; oltre al museo (un paio d’ore) vale la pena di visitare anche il centro antico della città. L’ingresso al museo è gratuito (si pagano le visite guidate), ma controllate prezzi, orari e giorni di apertura nel sito ufficiale. Nel museo Nicéphore Niepce si possono scattare fotografie purché senza flash, ma si deve richiedere l’autorizzazione all’ingresso. Si può usare il treppiedi. La luce è poca per fotografare. Lo visitai con una fotocamera analogica ed avevo una pellicola bianconero da 400 ISO il che non permetteva tempi di scatto sufficientemente veloci (con 400 ISO ed un 35mm F/1.4 a tutta apertura avevo tempi tra 1/4 e 1/15 di secondo), ma con una moderna fotocamera digitale potete fotografare senza problemi.  Informatevi all’ingresso sull’ora di inizio dello spettacolo audiovisivo. Riuscirete a pianificare meglio la visita e, molto probabilmente, a vedere la proiezione. Se prevedete una visita in questa bella cittadina francese, considerate che il museo non è tutto: anche la città ed il lungofiume possono offrire numerosi spunti fotografici.

Scheda

Paese: Francia

Città: Chalon-sur-Saône

Indirizzo: 28, quai des Messageries 71100 Chalon-sur-Saône

Inaugurazione: 1972

Sito ufficiale: https://www.museeniepce.com

Altri articoli di questo autore

Condividi

Vuoi accedere agli eventi riservati?

Abbonati a soli 15€ per 365 giorni e ottieni più di ciò che immagini!

Se invece sei già iscritto ed hai la password, accedi da qui

Dimmi chi sei e ti dirò che workshop fa per te

Non è facile trovare un buon educatore!
Appartengo ad una generazione che ha dovuto adattarsi alla scarsa offerta dei tempi. Ho avuto un solo tutor, a cui ancora oggi devo molto. Brevi, fugaci ma intensi incontri in cui il sottoscritto, da solo con lui, cercava di prendere nota anche dei respiri e trarre insegnamento da ogni singola parola.
A causa di questa carenza io e i miei coetanei ci siamo dovuti spesso costruire una visione complementare come autori, designers, critici ed insegnanti e questo ci ha aiutato a costruire qualcosa di fondamentale e duraturo.
Per questo motivo con Cine Sud che vanta un’esperienza di oltre 40 anni nel settore della formazione, abbiamo pensato alla possibilità di offrire dei corsi “one to one”, costruiti sulla base delle esigenze individuali e in campi disparati, che vanno dalla tecnica alla ricerca di nuovi linguaggi in fotografia.
Dei corsi molto vicini a quelli che avremmo voluto avere nel passato, se ce ne fosse stata offerta l’opportunità e la parola opportunità non va sottovalutata, perché ha un peso e una sua valenza e non è spesso scontata.
Ognuno sarà libero di scegliere, sulla base dei nostri consigli, un autore o un tecnico, tra quelli offerti come docenti, e intraprendere un corso che gli offra quello di cui realmente ha bisogno e, eventualmente, ripetere questa esperienza in futuro.
Come quando si va da un eccellente sarto a scegliere con cura un vestito, adattandolo perfettamente al corpo, vogliamo fornirvi il corso che meglio si adatta alle vostre, singole e personali esigenze.
Niente nasce dal caso e per poter essere all’altezza di questo compito e potervi fornire un’offerta diversificata e soddisfacente, abbiamo pensato di sottoporvi un questionario tra il serio e lo scherzoso a cui vi preghiamo di rispondere.
Aiutateci a capire le vostre reali esigenze e chi abbiamo difronte, non ve ne pentirete.
Massimo Mastrorillo

Dimmi chi sei e ti dirò che workshop fa per te

Approfondiamo ! per i più intrepidi
X