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Michelangelo Serra

Michelangelo Serra

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Parlare di sé può a volte far scoprire cose che non si conoscevano prima.
Parlare di sé è molto difficile, soprattutto se tra le tante scelte di vita, si preferisce quella del mondo visionario della fotografia.
Questo mio mondo visivo è come un torrente, che a seconda delle stagioni, segue ora il suo corso naturale, ora straripa con forza, segnato da eventi improvvisi.
Questa visione è spesso latente come in una vecchia camera oscura.
Dopo un po’ di tempo però, ecco che la fievole luce di sicurezza abitua l’occhio all’oscurità e alla penombra; è il momento magico in cui, nel più privato e recondito degli angoli della propria anima il respiro riemerge e assieme ad esso, prendono forme e colori quelle visioni che restano indelebili al di sopra d’ogni cosa.

La visione fotografica è pura espressione di un esatto momento, un esatto istante di una percezione assolutamente intima che riapre nel nostro io i più sommersi cassetti della memoria, dove le migliaia di informazioni genetiche di quei ricordi atavici sono tramandati dalle voci, dai suoni e dagli odori che l’uomo ha registrato dentro sé in millenni di evoluzione.
Appartengo alla terra come infinitesimale parte di sé; in me vi è questa esigenza naturale di ritrovare il legame arcaico con essa, con gli elementi che ne hanno fatto un’eccezione nell’universo conosciuto.

È quindi assai difficile per me scindere quel che sono da quella che è la visione di un “Fotografo in prestito alla Natura”.
Ecco la mia visione, le mie sensazioni, la ricerca, quel raccontare che è penetrante nella mia anima.
Il “respiro” dei miei soggetti e luoghi è stato il primo elemento in natura a suggestionare la mia mente e ad impregnarla, forse ciò dovuto al fatto di aver camminato da piccolo tra le sue particelle, cercando una qualche sensazione di imprevedibilità, identificandola con la bruma su cui i Popoli antichi hanno raccontato mille leggende di improbabili creature, o di luoghi aurei in essa nascosti. Nulla di tutto ciò cerco se non la sua magia e la sua capacità di dematerializzare soggetti e paesaggio e renderli evanescenti.
La natura è onnisciente poiché sa raccontarsi in modo etereo ai miei occhi e al mio pensiero.

C’è stato un momento in cui ho pensato: una “Macchina del tempo”; questa mi servirebbe forse per rivivere le emozioni di quei momenti, che sono andati in uno di quei cassetti della memoria e lasciati lì fin quando non è capitato quell’istante quel preciso momento in cui tutto ritorna in modo misterioso. Ed ecco qua la mia storia impressa, scritta tramite la luce a raccontare quella sensazione, per donarla a te che la guardi, che cerchi forse di coglierne il motivo e il perché è stato quel paesaggio o quel soggetto ad attrarmi.
Spesso neanche io so perché la mia macchina del tempo mi porta là; ma è così, vivo con essa da troppo tempo per non ascoltarla, in quanto ogni volta il suo salto temporale è emozionante e vivo e sento scorrere una energia unica in essa.
Ti lascio libero alle tue sensazioni; non devo dirti nulla di più per spiegarti e guidarti dove vorrei se non che ogni fotografia è parte di quello che sono.

michelangeloserra.com

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