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Luciano D’Alessandro e gli esclusi di tutti i Sud del mondo

di Pio Tarantini

© Luciano D’Alessandro, dalla serie Gli esclusi

Una mostra importante quella in corso presso il Museo di Roma in Trastevere: Luciano D’Alessandro. L’ultimo idealista a cura di Roberto Lacarbonara, si presenta sostanzialmente come una esposizione antologica su uno dei fotografi che hanno segnato profondamente la storia della fotografia italiana di reportage a partire dagli anni Sessanta.

Luciano D’Alessandro (Napoli, 1933 – 2016), fotografo tanto impegnato sul fronte sociale quanto discreto nella sua presenza mediatica, probabilmente avrebbe meritato, in vita, maggiore attenzione da parte di Istituzioni, gallerie e critici. Alcuni suoi lavori fanno parte da tempo della cultura e della storia editoriale fotografica italiana. Seguendo la traccia di questi filoni principali nel percorso del fotografo napoletano il curatore ha organizzato la mostra lungo 5 sezioni tematiche: “Gli esclusi”, “Dentro le Case”, “Dentro il lavoro”, “Colera a Napoli”, “Terremoto in Irpinia”.

© Luciano D’Alessandro, I giorni del colera, Napoli 1973

Risale alla metà degli anni sessanta il suo coraggioso lavoro Gli esclusi sulla condizione manicomiale italiana, anticipando, se pur di poco, l’altro famoso lavoro sul tema, “Morire di classe. La condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin”, pubblicato  nel 1969, a cura di Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia, primi operatori sanitari promotori di una nuova visione della cosiddetta pazzia e delle relative terapie.

A questo primo fondamentale lavoro seguirono molti altri, sempre nel segno di un impegno umanitario che ha contraddistinto tutto il percorso di D’Alessandro così fortemente definito nel titolo della mostra con l’appellativo di “ultimo idealista”. Questa definizione – che, a onor del vero, si potrebbe affibbiare a molti altri fotografi italiani impegnati sul fronte della fotografia sociale e umanitaria – la sentiamo più aderente alla sua figura proprio per le caratteristiche che  hanno contraddistinto la sua figura di fotografo e di uomo: la sua passionalità è frutto probabilmente anche della sua appartenenza a una cultura e a una storia, quella napoletana, fortemente impregnata di un articolato humus storico-socio-culturale dove si mischiano e sovrappongono tanti elementi di un mondo complesso, tra gli antichi fasti (e nefasti) del Regno di Napoli e i problemi e le contraddizioni della modernità. Con questi presupposti e con le conseguenti metodologie operative la sua attività fotogiornalistica trovò riscontri editoriali su molte importanti testate italiane e internazionali.

© Luciano D’Alessandro, Cuba 1971

I temi delle sezioni presenti in mostra si sviluppano – da un punto di vista del linguaggio visivo – secondo quei parametri che cambiarono il modo di fotografare la società a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta: l’approccio visivo tradizionale, di una fotografia composta, dall’inquadratura ricercata, equilibrata, in linea con la grande esperienza del reportage classico – alla Cartier-Bresson, per intenderci – non può più bastare quindi nell’affrontare tematiche scottanti che caratterizzano le grandi trasformazioni in atto nella società. Ecco allora che, sull’onda delle ormai consolidate esperienze americane di Robert Frank e William Klein, le fotografie di reportage diventano visivamente immagini sporche, dove abbondano inquadrature sghembe, mossi, sfocati, passaggi decisi tra primi piani e sfondo, forti contrasti che accentuano la matericità della pellicola esaltandone la grana.

Questa pregevole mostra inoltre si avvale di un prezioso catalogo – edito per i tipi di Postcart Edizioni con la collaudata esperienza dell’editore Claudio Corrivetti – in cui è presente un testo del critico, in questo caso anche curatore, Roberto Lacarbonara, che si configura come un vero e proprio saggio. Il testo infatti si articola in diverse parti che affrontano, oltre alle sezioni della mostra, gli aspetti più importanti che hanno caratterizzato la personalità di D’Alessandro: dalla sua passionalità, alla sua dirittura morale, alla sua ricerca inesausta di un ideale che travalichi l’ideologia, non estranea comunque alla sua cultura, a favore di un umanesimo che nei decenni più tardi della sua vita ha sentito sempre più mancare nella società.

Scrive tra l’altro, al proposito, il curatore: «Per Luciano D’Alessandro la fotografia non può mentire. Dovrà piuttosto dire la verità, tutte le verità: plurali e posizionali, facendosi testimonianza – anche storica e giuridica – delle verità taciute. Una fotografia capace di coniugare la passione della verità con la verità della passione, al fine di boicottare le opinioni impersonali che danno forma alla società attraverso i media, e di interrogare la presunta oggettività dei fatti mettendo in questione “la nostra visione di ciò che vediamo”».

Luciano D’Alessandro. L’ultimo idealista a cura di Roberto Lacarbonara

Museo di Roma in Trastevere, dal 27 aprile al 5 settembre 2021.

La mostra è accompagnata dall’omonimo volume a cura di Roberto Lacarbonara, edito da POSTCART EDIZIONI,  e contiene testi del curatore e i contributi di due grandi amici e colleghi di Luciano D’Alessandro: Lisetta Carmi e Gianni Berengo Gardin.

Pagine 168, formato 17 x 24 cm, Euro 25,00.

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