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L’Io surreale di Alice Milewski

di Alessandro Tarantino

Tra sensualità e surrealismo, gli autoritratti di Alice Milewski sono un viaggio quasi distopico nell’io della giovane fotografa. È il surrealismo a fare da filo conduttore nella narrativa fotografica di Milewski che a tratti pare ricordare un mix tra il cinema di Tim Burton e il mondo onirico dipinto da Salvador Dalì.

Quello della giovane fotografa è un lavoro introspettivo finalizzato all’esternazione del proprio essere che si alterna tra luci brillanti e ombre cupe, tra distorsioni fisiche e trasfigurazioni del pensiero. Ciò che ne emerge è un quadro complesso e denso di sfumature entro le quali lo spettatore può ritrovare qualcosa di sé: «Mentre le mie immagini vengono da un luogo personale – spiega -, l’obiettivo finale è che altre persone trovino un pezzo di loro stessi nel mio lavoro. L’arte dovrebbe essere uno specchio sia del creatore che dell’osservatore».

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Non è facile trovare un buon educatore!
Appartengo ad una generazione che ha dovuto adattarsi alla scarsa offerta dei tempi. Ho avuto un solo tutor, a cui ancora oggi devo molto. Brevi, fugaci ma intensi incontri in cui il sottoscritto, da solo con lui, cercava di prendere nota anche dei respiri e trarre insegnamento da ogni singola parola.
A causa di questa carenza io e i miei coetanei ci siamo dovuti spesso costruire una visione complementare come autori, designers, critici ed insegnanti e questo ci ha aiutato a costruire qualcosa di fondamentale e duraturo.
Per questo motivo con Cine Sud che vanta un’esperienza di oltre 40 anni nel settore della formazione, abbiamo pensato alla possibilità di offrire dei corsi “one to one”, costruiti sulla base delle esigenze individuali e in campi disparati, che vanno dalla tecnica alla ricerca di nuovi linguaggi in fotografia.
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Aiutateci a capire le vostre reali esigenze e chi abbiamo difronte, non ve ne pentirete.
Massimo Mastrorillo

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