fbpx Skip to content

Consigli non richiesti per giovani fotografi

di Francesco Mallamo

“Le tue prime 10.000 fotografie sono le peggiori”. È una frase attribuita a H.C. Bresson che non ho mai dimenticato. Ho sempre pensato a cosa rappresenti quel numero; a quanto tempo e a quanto impegno siano necessari per imparare a fotografare. Si potrebbe pensare che 10.000 fotografie non siano poi così tante. Ma la frase risale ai tempi della fotografia analogica.
 
Più di recente mi sono imbattuto nel grafico in allegato. L’immagine mette in relazione le varie fasi dello studio della fotografia con l’apprezzamento, che un fotografo ha, per il risultato del suo lavoro. Quello che sembra un giochino, ideato quasi certamente da fotoamatori per far sorridere altri fotoamatori, mi ha portato a riflettere molto. C’è ovviamente un pò di ironia, ma anche molta verità. Si evince come l’autostima del novizio scenda a livelli minimi non appena inizi lo studio della materia, salvo poi innalzarsi lentamente, solo molto tempo dopo.
foto tratta dal lavoro "PANETTIMILLEQUATTROCENTOQUARANTAMINUTI" di Fabrizio Cardona
È giusto sottolineare che questo grafico non può essere universale, eppure rappresenta la maggior parte dei neo appassionati. Il grafico rispecchia la realtà che ho vissuto negli ambienti associativi e ci dice che gli appassionati, all’inizio del loro percorso, hanno spesso grosse difficoltà nel trovare la propria strada e vivono un complesso di incapacità. Il che è assurdo se si pensa che la fotografia è, prima di tutto, uno strumento culturale in cui la sensibilità individuale è un fattore determinante. 
 
Sono arrivato alla conclusione che queste difficoltà non hanno niente a che vedere con le reali capacità e sensibilità fotografiche degli appassionati. Piuttosto, a generare frustrazione, è il modo con cui ci si approccia alla fotografia. Quasi sempre manca una riferimento adeguato, una guida che conosca a fondo la cultura fotografia e che sappia infondere le giuste direttive iniziali. Sopratutto oggi, dove i videotutorial e presunti maestri fioccano in ogni angolo del web, è ancora più difficile orientarsi.
foto tratta dal lavoro "Il battitore di orme" di Donatella Pileggi
Per la maggior parte degli appassionati, non solo nuovi, ma anche “vecchi”, è normale credere che fare fotografia equivalga a saper usare le tecniche fotografiche. In fondo se siamo attorniati da fotografi che ci dicono così, perchè dovremmo pensarla diversamente?
E qui, come indica il grafico, si entra in un vortice di negativismo.
Non ci si ritiene in grado di scattare fotografie valide perchè non si conosce bene il funzionamento della macchina fotografica o non si possiede quell’obiettivo particolare o non si sa fare post-produzione. 
Per fortuna, la buona notizia è che non c’è niente di più falso. 
 
Essendo presidente di un’associazione fotografica -35 Millimetri- il tema della formazione mi sta molto a cuore. Non molto tempo fa ho avuto la possibilità di organizzare alcune importanti attività, tra cui dei corsi teorico/pratici. Le attività fotografiche organizzate in quell’occasione andavano sotto il nome di “Obiettivo Piana” e il tutto è stato reso possibile grazie alla collaborazione con l’associazione “Open Space” durante il contenitore di eventi “Impressioni Mobili”.
foto tratta dal lavoro "piccole gioie" di Emanuela Aprile
Questa collaborazione mi ha permesso di coinvolgere degli ottimi docenti. È difficile trovare insegnanti che riescano a parlare correttamente di fotografia, a stimolare i partecipanti e a far esprimere loro le proprie potenzialità. Quello che è successo durante i corsi è stato a dir poco sorprendente. Diversi ragazzi che avevano iniziato a fotografare da pochissimo, sono riusciti a sviluppare dei lavori di buonissimo livello e molto superiori alle loro aspettative. La cosa fenomenale è che hanno avuto più facilità, nel completare il loro compito, rispetto a fotografi con tanti anni di esperienza. Questo perchè hanno concentrato tutta l’attenzione sull’esperienza che stavano vivendo, piuttosto che disperderla nel valutare il diaframma o l’ottica “migliore”. Le foto allegate in quest’articolo credo che siano una dimostrazione del buon lavoro svolto.
 
Per me, che già ritenevo saggio dedicare molto più tempo alla cultura fotografica piuttosto che alla tecnica, è stata una piacevole conferma. È decisamente meglio avere un’occhio vergine piuttosto che imbrigliato da tecnicismi spesso inutili o deleteri.
foto tratta dal lavoro "Calde sorgive e dolci rimedi ai tuoi mali" di Lorena Pizzonia
La capacità di fare buone fotografie non nasce mai dal minuzioso uso del mezzo, bensì da una sensibilità interiore allenata, dallo studio culturale e da un’occhio attento (collegato con testa e cuore come diceva Bresson). Questo non vuol dire dover ignorare totalmente il funzionamento dell’apparecchio. Anzi è giusto saperlo usare con disinvoltura. E chi desidera fare un certo tipo di fotografia, che richieda conoscenze tecniche avanzate, non può esimersi dalla conoscenza delle stesse o dalla sperimentazione di nuove. Ma non può e non deve essere quella la strada comune per tutti. Il mio consiglio quindi è di portare sempre in borsa un buon libro di fotografia e una fotocamera sempre carica.

Altri articoli di questo autore

Condividi

Vuoi accedere agli eventi riservati?

Abbonati a soli 15€ per 365 giorni e ottieni più di ciò che immagini!

Se invece sei già iscritto ed hai la password, accedi da qui

Dimmi chi sei e ti dirò che workshop fa per te

Non è facile trovare un buon educatore!
Appartengo ad una generazione che ha dovuto adattarsi alla scarsa offerta dei tempi. Ho avuto un solo tutor, a cui ancora oggi devo molto. Brevi, fugaci ma intensi incontri in cui il sottoscritto, da solo con lui, cercava di prendere nota anche dei respiri e trarre insegnamento da ogni singola parola.
A causa di questa carenza io e i miei coetanei ci siamo dovuti spesso costruire una visione complementare come autori, designers, critici ed insegnanti e questo ci ha aiutato a costruire qualcosa di fondamentale e duraturo.
Per questo motivo con Cine Sud che vanta un’esperienza di oltre 40 anni nel settore della formazione, abbiamo pensato alla possibilità di offrire dei corsi “one to one”, costruiti sulla base delle esigenze individuali e in campi disparati, che vanno dalla tecnica alla ricerca di nuovi linguaggi in fotografia.
Dei corsi molto vicini a quelli che avremmo voluto avere nel passato, se ce ne fosse stata offerta l’opportunità e la parola opportunità non va sottovalutata, perché ha un peso e una sua valenza e non è spesso scontata.
Ognuno sarà libero di scegliere, sulla base dei nostri consigli, un autore o un tecnico, tra quelli offerti come docenti, e intraprendere un corso che gli offra quello di cui realmente ha bisogno e, eventualmente, ripetere questa esperienza in futuro.
Come quando si va da un eccellente sarto a scegliere con cura un vestito, adattandolo perfettamente al corpo, vogliamo fornirvi il corso che meglio si adatta alle vostre, singole e personali esigenze.
Niente nasce dal caso e per poter essere all’altezza di questo compito e potervi fornire un’offerta diversificata e soddisfacente, abbiamo pensato di sottoporvi un questionario tra il serio e lo scherzoso a cui vi preghiamo di rispondere.
Aiutateci a capire le vostre reali esigenze e chi abbiamo difronte, non ve ne pentirete.
Massimo Mastrorillo

Dimmi chi sei e ti dirò che workshop fa per te

Approfondiamo ! per i più intrepidi
X