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L’astrazione dei soggetti dal contesto nella fotografia di Jacob Howard

di Alessandro Tarantino

Simmetrie, pattern, macchie di colore: la fotografia di Jacob Howard è ricerca del dettaglio interessante in un contesto nel quale non ce lo si aspetta. È astrazione del particolare dal contesto, è narrazione della bellezza oltre i confini della realtà fisica in cui si trova.

Così, anche il deserto si può raccontare attraverso edifici e la bellezza dei luoghi spicca sulla tela monocroma del paesaggio. 

Fotografo autodidatta, art director e graphic designer neozelandese, Howard ha studiato design della comunicazione visiva alla Massey University. Il suo lavoro è ispirato dal mondo naturale che lo circonda, in particolare dalla sua patria. La sua prima grande ispirazione fotografica è venuta dai film “gotici” neozelandesi che ritraevano un lato oscuro dell’ambiente neozelandese solitamente incontaminato e sempre dominante. Questo senso di isolamento, silenzio e disagio all’interno del paesaggio si è tradotto nell’opera di Howard: «Il mio lavoro fotografico è costruito attorno al viaggio e alla curiosità per l’ignoto. Sono influenzato dal mondo naturale e culturale, strutture enigmatiche, incontri inaspettati e momenti di cambiamento», scrive di sé.

Dal suo occhio nascono scatti di edifici semi abbandonati, oggetti dimenticati, passanti solitari che regnano al centro di immagini in cui la simmetria e l’equilibrio tra i colori e i pieni e i vuoti è tutto. Guardando alcuni scatti è quasi impossibile non pensare alla costruzione dell’immagine tipica dei film di Wes Anderson, in cui tutto è talmente studiato in ogni minimo dettaglio da sembrare surreale, l’unica differenza è che i luoghi fotografati da Jacob Howard sono tutti veri.

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