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L’analogica eleganza narrativa di Nick Prideaux

di Alessandro Tarantino

“Sognante” e “delicato” sono i due aggettivi che più spesso ricorrono quando si descrive il lavoro fotografico di Nick Prideaux (qui anche il suo profilo Instagram), fotografo e documentarista australiano residente a Parigi.

Scatti analogici, nitidi e delicati, morbidi ma al contempo precisi, in cui la forza della composizione è data dall’equilibrio del chiaroscuro o del vuoto/pieno. Con la pellicola 35mm – il suo mezzo preferito, le fatiche e le imperfezioni inerenti al processo analogico riflettono il modo di Prideaux di guardare il mondo, trovando piccoli scorci di bellezza nei momenti che potrebbero sfuggire agli altri.

Racconti di quotidianità, quelli di Prideaux, che spesso parla attraverso il corpo della donna, utilizzato come mezzo espressivo nella sua forma più elegante e sinuosa, in cui ogni volgarità è assente ma anzi cede il passo alla naturalezza delle situazioni, alla loro intimità distratta, alla serenità della solitudine rilassata: «Il mio approccio alla fotografia è guidato dalla mia intuizione, piuttosto che dal preconcetto – spiega l’artista -. La fotocamera mi offre un modo di guardare ogni giorno in una luce più consapevole e un modo per far emergere pensieri e sentimenti che altrimenti sarebbero difficili da raggiungere ed esprimere. La mia fotografia riguarda la sottrazione. Mi avvicino con un processo semplice, concentrandomi sui dettagli più piccoli, sulla bellezza delle piccole cose. Questi bei momenti, troppo spesso ignorati, sono ciò che deve essere immortalato».

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