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“La Terre vue du Ciel”, Yann Arthus-Bertrand tra meraviglie e denuncia sociale

di Alessandro Tarantino

Oggi, 22 aprile, si celebra la 51a edizione della “Giornata mondiale della Terra”, la manifestazione nata nel 1970 per sensibilizzare l’opinione pubblica, i governi e le aziende sulla necessità di conservare le risorse naturali del nostro pianeta.

Ovviamente, anche la fotografia ha giocato e gioca il suo ruolo nella celebrazione della ricorrenza: tra i progetti dedicati al tema ambientale e del rispetto della natura, uno dei più importanti è quello di Yann Arthus-Bertrand, fotografo e attivista, che ha pubblicato oltre 60 libri fotografici e che, sulla scorta della passione per la fotografia aerea, nel 1991 ha creato l’agenzia Altitude.

Nel 1994, con il patrocinio dell’UNESCO, Arthus-Bertand ha realizzato il progetto “La Terre vue du Ciel” (il libro fu pubblicato nel 1999) in cui sono racchiusi cinquant’anni di fotografie (di 113 Paesi diversi) scattate da velivoli o da mongolfiere da lui stesso pilotati. Uno sguardo dall’alto verso il basso che racconta, da una prospettiva a cui forse oggi ci stiamo abituando per via della diffusione delle immagini catturate dai droni, ma che è certamente diversa da quella abituale di ogni uomo.

La fotografia diventa quindi il modo di cristallizzare il momento e farne memoria e grido di allarme: il pianeta è un bene comune da salvaguardare che annovera inevitabilmente i danni di un ecosistema compromesso a causa dell’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali e umane. Inquinamento, desertificazione, disboscamento, cambiamento climatico globale sono alla radice della povertà che innesca il meccanismo migratorio con le sue tragiche conseguenze e le tracce dei comportamenti umani sono ferite sulla superficie del pianeta che Arthus-Bertrand ha immortalato.

Arthus-Bertrand, come l’amico Sebastiao Salgado, ha così utilizzato il mezzo fotografico per mantenere alta l’attenzione su temi che coinvolgono l’intera umanità. Le questioni ambientali sono state da subito il focus dei suoi reportage pubblicati su testate quali National Geographic, Life, Paris Match, Figaro.

Quanto ai documentari, uno dei primi è stato Home (prodotto da Luc Besson) che analizza lo stato attuale del pianeta Terra: è stato presentato per la prima volta il 5 giugno 2009 contemporaneamente nelle sale cinematografiche di cinquanta Paesi in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente. Oggi l’archivio di Arthus-Bertrand si compone di oltre 32mila immagini. Tra i più recenti lungometraggi di cui è regista: Planet Ocean (2012) con Michael Pitiot, Human (2015) e Woman (2019). Ospite a San Servolo della II edizione di Venezia Photo ha raccontato il suo impegno con l’organizzazione ecologista GoodPlanet.org da lui fondata nel 2005.

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