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…la fotografia. [Francesco Mazzeo]

Sono cresciuto in un piccolo borgo, in Calabria.

I parenti giunti dall’estero amavano fotografare la gente e i luoghi delle loro origini. Era un modo per conservarne la memoria e gli affetti. Seppur bambino avevo già allora percepito il grande valore della fotografia, capace di imprimere sulla carta, come per magia, ciò che veniva inquadrato. Avevo deciso che un giorno anche io avrei comprato una macchina fotografica.

Passarono diversi anni prima che, da ragazzo, sentii la necessità di comprare qualche libro e documentarmi sulla scelta adeguata alle mie esigenze. Finalmente con i risparmi messi da parte arrivò il grande giorno e la scelta cadde su una reflex prodotta in Germania Est, la Praktica Bx20, che aveva un ottimo rapporto qualità prezzo. Le letture di vari libri e di riviste specializzate mi portarono fin da subito a usare pellicole per diapositive, e ottenere le spettacolari stampe Cibacrome e, soprattutto, materiale in B/N idoneo a valorizzare la nostra visione artistica se trattato in Camera oscura. In quegli anni vivevo a Firenze.

Frequentavo un fotoclub e gente che nel tempo è diventata famosa. Mi divertivo a fotografare ogni cosa, anche la più banale, sperimentando sempre nuove tecniche, nuovi materiali, e attrezzature sempre diverse.

In camera oscura passavo giornate intere e l’odore acre degli acidi, alla fine, mi era diventato anche troppo familiare e persino gradevole. Erano quelli gli anni in cui , acquisita una certa tecnica, mi mettevo a disposizione per diversi fotografi per il servizio di stampa manuale.

Erano gli anni dove mi cimentavo nella riscoperta delle antiche tecniche, come la callitipia o la gomma bicromatata.
Nel 1994 avevo già un certo prestigio in quell’ambiente e con il fotoclub “il Palazzaccio” di San Giovanni Valdarno fui promotore di una mostra mercato di antiquariato fotografico con partecipanti anche dall’estero.

La mia vita però cambiò improvvisamente percorso riportandomi nella mia terra. I confronti con i professionisti della zona mi convinsero che era giunto il momento di aprire uno studio fotografico.

Ho sempre pensato all’importanza della condivisione soprattutto tra colleghi e in un epoca in cui i social sono ormai al centro della nostra vita diventa facile confrontarsi e condividere le proprie idee o prendere iniziative che, altrimenti, non sarebbero state possibili. Ciò mi ha permesso di organizzare diversi workshop di importanza nazionale, invitando master e brand di fama consolidata.

Sempre attento alle novità, ho intuito fin da subito il ruolo delle videoreflex e ne ho diffuso le potenzialità tanto da fondare, insieme ad altri colleghi, l’associazione nazionale videografi (ANV) in cui ho svolto il ruolo di vicepresidente.

Il resto è storia recente.

Oggi sono un videografo con una buona formazione  fotografica.
Amo le cose semplici e tutto ciò che appare nella sua naturale spontaneità. Più di ogni cosa amo la natura e quei sentimenti o quelle emozioni che solo un animo sensibile può cogliere.

La fotografia per me, quindi, è solo un mezzo per trasferire la sensibilità di ognuno in qualcosa di tangibile.

Avrei voglia in un certo senso di tornare alle origini, alla sperimentazione, alla ricerca. Essere professionisti spesso significa, infatti, fare delle rinunce in tal senso perché il tempo a disposizione è sempre limitato.

Rimango ottimista e un nuovo capitolo di questa storia, sono certo, verrà scritto.

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