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La fotografia è arte?

di Emanuele Mei

Poesie in cerca d'autore © Mario Giacomelli

Quando si parla di fotografia e arte spesso ci si trova impantanati in spiegazioni che ripercorrono la storia della fotografia dagli albori. I dibattiti evidenziano sempre il “se” senza però mai ragionare sul “perché” questa possa o meno essere considerata un’arte alla pari delle altre tecniche espressive visive. Il concetto di arte è cambiato ripetutamente nei secoli. Nel suo significato più ampio comprende ogni attività umana svolta con creatività ed estetica, capace di trasmettere messaggi attraverso applicazioni tecniche o abilità innate. È inoltre considerata l’espressione più intima dell’animo umano. Nell’antichità l’artista era colui che realizzava un oggetto applicando delle tecniche specifiche per imitare la natura.  La fotografia può essere considerata un’arte? La caratteristica letterale della fotografia limita l’elevazione dell’immaginazione nella produzione dell’immagine? La fotografia è un esperimento unico nelle arti visive. Esistono ancora persone che negano che la fotografia possa essere definita un’arte perché si limita a riprodurre la realtà attraverso la meccanicità del gesto che esclude la sensibilità dell’artista. Questo punto di vista spesso si basa sul confronto con la pittura, ma anche con altre arti affini che richiedono una certa manualità nella realizzazione di un’opera. Quali sono le differenze e le caratteristiche che danno alla fotografia la possibilità di essere inserita tra le arti?

Kaiju © Massimo Mastrorillo

Se voglio fotografare un oggetto o un soggetto non basta che questo entri nel campo visivo della camera. Il risultato è dato dalla connessione della posizione che il soggetto/oggetto ha nei confronti del mio punto di vista o quello della camera.  Quindi si effettua una decisione bilaterale preventiva consapevole o meno per scattare un’immagine, e non esiste una formula definita ed empirica che possa aiutarci a scegliere la posizione migliore nella riproduzione: è questione di sensibilità, quindi l’atto va al di là della semplice ripresa meccanica. Nel caso della fotografia in bianco e nero, l’assenza di tutti i colori determina la “scelta” dell’illuminazione del soggetto/oggetto che modifica in modo sensibile l’immagine ripresa dalla realtà visionata. Lo spettatore non è turbato dalla relazione esistente tra i valori tonali, e si crea un’illusione parziale attraverso somiglianze che non esistono davvero in natura. Nella fotografia in bianco nero è l’illuminazione che rende riconoscibile un oggetto/soggetto ripreso dalla camera, quindi la “scelta” della luce è fondamentale per ricreare l’illusione/allusione della realtà ritratta.

ZZYZX ©Gregory Halpern

Oggi l’assenza di colore è una scelta, ma la relazione tra i toni della fotografia a colori non cambia. Il blu del cielo riprodotto non sarà mai fedele alla natura e attraverso le tecniche in camera oscura o chiara si possono decidere i valori che possono cambiare in modo sensibile la realtà ripresa.

Altre caratteristiche che rendono la fotografia un’arte sono i limiti dell’immagine e la distanza della camera dall’oggetto ripreso. Il nostro campo visivo è limitato. L’occhio vede più chiaramente al centro della retina e in modo estremamente limitato ai bordi. Quindi se fisso un oggetto, limito la vista al punto che sto osservando isolandolo dal contesto in cui è inserito.  Ma i nostri occhi non sono fissi, e muovendoli assieme alla testa ampliamo il nostro campo visivo che diventa illimitato. Questo non può mai succedere con la macchina fotografica, la cui ripresa è frutto di una “scelta” in cui lo spazio riprodotto è visibile solo fino ad un certo punto. I bordi tagliano via tutto, eliminano ciò che si trova oltre i margini. Questo è oggettivamente un limite ma non è assolutamente un difetto. Questi limiti determinano la scelta fondamentale della pratica fotografica, ossia cosa riprendere e cosa non riprendere.

Un Universo pequeño ©Antonio M. Xoubanova

Anche la distanza dell’oggetto/soggetto è determinata da una “scelta”.  La questione spaziale nella fotografia è sicuramente un tema centrale che merita di essere approfondito. Le limitazioni spaziali della riproduzione determinano la difficoltà nell’orientamento della scena rappresentata.  Nella natura la percezione della gravità attraverso gli altri sensi ci suggerisce dove si trova il nostro corpo rispetto ad un piano orizzontale, mentre per orientarci all’interno di una fotografia dobbiamo affidarci unicamente alla vista senza l’aiuto degli altri sensi.  L’ampiezza del quadro riprodotto aiuta nell’orientamento spaziale, e la dimensione dell’immagine ritratta sviluppa un altro importante accorgimento artistico. L’ingrandimento dipende dalla possibilità meccanica che la macchina possiede, dalla distanza e dal soggetto da riprendere.  Questo tipo di visione obbligata impone movimenti dell’occhio su una superficie più ampia, restituendo una realtà fittizia con possibilità di lettura originali. Anche la posizione dello spettatore rispetto al quadro è fondamentale perché essere troppo vicino o lontano determina una deformazione dell’intento dell’artista.

Door publishing © Mikros

Un’altra caratterizzazione fondamentale nella definizione della fotografia come arte è l’assenza di continuità dello spazio e del tempo. In natura ogni esperienza è una serie di rapporti in sequenza sia nello spazio che nel tempo (o almeno è quello che si percepisce). Se vedo il Colosseo da distante non posso trovarmi sotto di esso l’attimo dopo. Posso accorciare la distanza in un determinato lasso di tempo, ma il mutamento di posizione non può essere istantaneo. Per raggiungere il Colosseo devo per forza spostarmi nello spazio intermedio che esiste tra il punto di partenza A e quello d’arrivo B in un lasso di tempo Y. Nella vita reale lo spazio e il tempo sono percepiti entrambi come continui.

Ovviamente nella fotografia il tempo può essere mescolato come un mazzo di carte o agitato come un drink in uno shaker, e la continuità dello spazio si può frantumare a piacimento dando libertà di scelta nella ripresa di una scena. Questa libertà però è sempre limitata all’azione che stiamo osservando, ed è in grado di disturbare e disorientare il pubblico. Una storia può essere costruita da tanti avvenimenti slegati su una sola scena e può non avere nessun legame con il tempo e lo spazio. Tutto questo crea un’illusione o una realtà diversa da quella che percepiamo.

Lago © Ron Jude

Si può indagare un mondo che esiste ma che non percepiamo attraverso l’utilizzo della macchina da presa? Qui le possibilità d’indagine diventano infinite. La fotografia può rappresentare un evento reale che può essere interrotto da salti temporali, le immagini possono essere messe in relazione tra loro, creando uno spazio autentico, e costruendo una realtà dentro la realtà. Ma perché cercare una giustificazione artistica ad una pratica che sembra essere più un interrogativo filosofico che utilizza la fisica e la chimica per rivelarsi?

Il fatto di esistere su un piano bidimensionale, ed essere limitata ad un supporto o ad uno schermo continua a far rimanere la fotografia un’immagine piatta, legata alla meccanica o alla tecnologia.

Le immagini del mondo fisico differiscono da quelle che appaiono sul supporto fotografico. A differenza delle altre arti, la camera riproduce meccanicamente qualcosa che è riconducibile alla natura.

La scelta diventa importante anche nell’angolazione adottata nella ripresa che potrebbe modificare sensibilmente la forma dell’oggetto/soggetto ripreso. La forma in tutto il mondo dell’arte è sicuramente un tema centrale.

Allora cosa definisce la pratica fotografica un’arte?

Grass © Michele Tagliaferri

Nel libro “Grass” di Michele Tagliaferri non abbiamo la sensazione di aver voltato semplicemente pagina per guardare una nuova fotografia. Gli ingrandimenti realizzati e l’angolo di ripresa rendono la porzione dell’oggetto come l’oggetto stesso. Lo spazio-tempo si annulla favorendo una lettura dimensionale completamente nuova dove sono permessi salti temporali e in cui ogni fotografia si lega all’altra in ogni pagina del libro, creando potenzialmente innumerevoli storie senza punteggiatura e senza respiro.

È evidente che alla base della definizione della fotografia come arte ci sono una serie di “scelte” differenti, che possono essere prese in maniera autonoma una dall’atra, oppure no. Alla fine nell’arte come nella vita sembrerebbe che poter scegliere sia l’unico atto caratterizzante.

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