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La forza e la debolezza della donna messe a nudo da Barbara Pigazzi in mostra a Milano

di Alessandro Tarantino

Da oggi, 23 marzo, e fino al 2 aprile prossimo è in mostra la personale fotografica di Barbara Pigazzi dal titolo “Through the shadow and the soul”. L’area espositiva è quella dello Spazio Kryptos di Milano e ospita due progetti della fotografa veneta: al piano superiore della galleria sono esposti ritratti di donne, alcuni di grandi dimensioni. Ritratti intimi, profondi, penetranti. Donne colte nella loro nuda essenza, in tutta la loro bellezza fragile e resiliente, dolorosa e generativa insieme. Una meticolosa e personale indagine dell’artista, che si manifesta con forza nel contrasto totale tra bianco e nero. Con il fine di far emergere netto l’elemento emotivo della natura umana.

Al piano inferiore è invece possibile assistere alla proiezione del primo cortometraggio di Barbara Pigazzi dal titolo “Non esserci”. Un lavoro a carattere sperimentale che utilizza le immagini in movimento per indagare il tema dell’abbandono. Alla poetica rarefatta del luogo, situato nella laguna di Venezia, fa da contrappunto il minimalismo della musica di Luca Spaggiari, leader dei Fargas, che per l’etichetta discografica indipendente Private Stanze ha realizzato la colonna sonora.

Nello specifico, la regia del cortometraggio è di Barbara Pigazzi, Francesca Interlenghi ne è la performer, le riprese sono di Marlene Masiero, il testo è tratto dal libro di Umberto Galimberti “Le cose dell’amore” (ed. Feltrinelli, Milano, 2004) e le riprese sono state realizzate nella località Valle Millecampi, Spiaggia della Boschettona, Territorio della Saccisica, Conche di Codevigo (PD) con la collaborazione dei Comuni di Codevigo e di Arzergande.

La mostra è curata da Francesca Interlenghi, che ha così commentato l’esposizione: «Una mostra che è certamente un punto di approdo ma anche un nuovo punto di partenza per l’artista. Dopo anni spesi in una estenuante ricerca di se stessa, Barbara Pigazzi è finalmente pronta a traslare il discorso da sé all’Altro, mantenendosi fedele alla propria cifra stilistica ma con uno sguardo che in qualche modo si allarga, contempla orizzonti altri: l’Altro appunto».

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