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La condizione (dis)umana nelle fotografie di Bruna Ginammi

di Pio Tarantini

© Bruna Ginammi, dal lavoro Home, 2019.

Bruna Ginammi ‒ fotografa con una storia di ricerca fotografica consolidata da molti anni ‒ ha realizzato un importante lavoro, Home, che sta per vedere la luce nella forma di un pregiato volume.

Nel 2019 ha fotografato il villaggio/tendopoli nei pressi di Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, tristemente noto alle cronache nazionali per la sua funzione di riparo verso migliaia di immigrati, lavoratori precari nell’ambito dell’agricoltura locale. Una situazione assolutamente e vergognosamente inadeguata alle più elementari esigenze di una vita decorosa: tende a baracche messe in piedi con mezzi raffazzonati, dove anche i servizi igienici e alcuni altri servizi essenziali in una comunità sono stati realizzati con mezzi di fortuna dagli immigrati per tentare di rendere quanto più possibile decorosa la situazione.

© Bruna Ginammi, dal lavoro Home, 2019.

Si tratta del risultato ‒ indegno di una nazione civile ed avanzata come quella italiana ‒ di una politica economico-sociale in cui si specchiano tutti gli aspetti e le conseguenze negative di un capitalismo sfrenato, in cui i diritti dei lavoratori sono calpestati e ignorati, con la colpevole latitanza delle Istituzioni pubbliche.

Il villaggio è stato poi distrutto con una di quelle ipocrite operazioni di facciata, come se il problema dell’immigrazione e del lavoro precario, nero, sottopagato, si possa risolvere eliminando quei rifugi precari che probabilmente verranno ricostruiti altrove e non con una buona politica di regolarizzazione del lavoro e adeguamento delle più elementari strutture sociali.

Ginammi ha voluto fotografare questa situazione come testimonianza visiva molto asciutta, priva di qualsiasi retorica pauperista, con l’occhio indagatore dello studioso che documenta lo stato delle cose e, in questo caso, le elementari strutture rifugio che il bisogno di riparo degli immigrati ha spinto a creare in tutte le varianti immaginabili.

© Bruna Ginammi, dal lavoro Home, 2019.

Home, recita il titolo del lavoro con un termine rivelatore: la casa intesa proprio in senso domestico, la casa che accoglie e protegge, un bisogno elementare per decine di migliaia di immigrati ‒ soprattutto africani ‒ che vedono nell’Europa l’opportunità per uscire dalla miseria e spesso dalle guerre cui sono costretti nei loro Paesi.

Un lavoro che mi colpisce particolarmente perché quasi cinquanta anni prima, a metà degli anni Settanta, realizzai anche io un lavoro analogo, Baracche a Cerano, importante nella mia storia fotografica: fotografai un villaggio di baracche precarie sulla costa poco più a Sud di Brindisi, che ogni estate diventava la residenza marina degli abitanti di una povera frazione della città pugliese. In quegli anni gli abitanti di una baraccopoli sul nostro territorio erano italiani, oggi sono gli immigrati: la storia purtroppo si ripete anche se in forme e modi diversi.

© Bruna Ginammi, dal lavoro Home, 2019.

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