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La camera oscura: un racconto emotivamente coinvolto [Nicola Buonomo]

Questo arcaismo dell’acqua, della chimica liquida, connette la fotografia al passato, al tempo, in un modo importante. Quando definisco l’acqua un “arcaismo”, intendo dire che essa incorpora traccia memoriale di processi di produzione molto antichi […], quali, per esempio, la separazione dei minerali nelle estrazioni primitive. In questo senso, l’eco dell’acqua nella fotografia evoca la sua preistoria” (Jeff Wall, Gestus)

Buio.

Una fioca luce rossa.

Il ticchettio di un metronomo.

Dentro una bacinella con del liquido, un’immagine latente si materializza lentamente in tutte le sue sfumature di grigio, in un’epifania per gli occhi e per lo spirito.

La fotografia è venuta al mondo.

Adesso esiste.

Questa è la magia che ha luogo dentro quella stanza che si chiama “camera oscura”.

Dentro la camera oscura il tempo perde la sua geometrizzazione, i minuti e le ore diventano molli.

Dentro la camera oscura non hai tempo per pensare al mondo lì fuori: puoi permetterti solo di contare insieme al metronomo.

In principio si accende l’ingranditore, l’immagine del negativo si proietta su una carta sensibile alla luce.

 

Ciò che è nero diventa bianco. Ciò che è bianco diventa nero.

 

Dentro la camera oscura molte cose sono al contrario. Molte cose sono proprio l’esatto opposto di come avevi pensato che fossero; te ne accorgi solo dopo, quando capisci di aver sbagliato.

La camera oscura è un bravo genitore: ti fa cadere quando serve che tu cada.

 

L’immagine negativa continua a proiettarsi sulla carta per un tempo determinato. Durante questo tempo le tue mani diventano pennelli: interponendole tra la sorgente di luce e la carta, dipingi con la luce, schiarendo alcune parti, scurendone altre in un gioco di ombre cinesi da inventare.

Stop.

Il metronomo ha smesso di contare.

La carta è stata esposta ma ancora non si vede nulla: servono le “pozioni magiche”. 

Le tre pozioni si trovano dentro tre bacinelle: si chiamano sviluppo, arresto e fissaggio.

Dopo aver esposto la carta la immergi nella prima pozione: lo sviluppo.

Un’immagine latente si materializza lentamente in tutte le sue sfumature di grigio, in un’epifania per gli occhi e per lo spirito. 

La prima volta che la vedi non credi ai tuoi occhi.

La camera oscura, forse, è un posto dove “qualcosa si crea dal nulla”; ha qualcosa di religioso.

Quando l’immagine si è rivelata serve arrestare il processo di scurimento della carta, bisogna immergerla nel bagno di arresto. Basta poco tempo. Successivamente l’immagine viene fissata, bagnandola nel fissaggio. 

È impressa per sempre. 

Appendi la foto.

La contempli.

 

Intanto una fioca luce rossa.

Il ticchettio di un metronomo.

Il mondo là fuori, chissà se esiste ancora…

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