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In viaggio con Olympus “Sulle orme di Carlo Levi” – Parte III

di Ugo Baldassarre

E’ giunto il momento di entrare nel vivo del viaggio nel cuore della terra dei Calanchi Lucani.

La fresca aria di Stigliano si coniugava bene con la mia voglia di alzarmi presto al mattino e osservare il paese che si metteva in moto. La sera precedente non mi ero reso conto di quale posizione interessante occupasse l’hotel Mariano, in cui soggiornavo, ma me ne sono reso conto abbastanza in fretta quando, sceso in strada, ho visto il sorgere del sole al di là della valle e illuminare il borgo antico.
La colazione sarebbe stata servita non prima delle 7,30 per cui avevo un ora abbondante da impegnare, gironzolando nei dintorni e ripercorrendo le strade viste la sera precedente.

Iniziavano i primi segni di vita: alcuni veicoli rompevano il silenzio mattutino transitando sulla strada principale; qualcuno si preparava per andare al lavoro, qualcun altro iniziava le prime attività domestiche o negli orti.
Faccio due chiacchiere con una signora intenta a curare il suo orticello, al di là della strada, completamente in discesa, ma si nega al mio obiettivo tenendoci a giustificarsi “neanche dai miei nipoti mi faccio fotografare, proprio non mi piace”.

Stigliano avrei imparato a conoscerla molto meglio quella sera, quando in compagnia di Pietro mi sarei addentrato nel vero centro storico.
Il tempo della colazione era arrivato, e con esso quello di dirigermi, subito dopo, ad Aliano.

In lontananza il mare di Taranto

Per scendere nella Val D’Agri bisognava girare attorno al paese di Stigliano, salendo ancora più super poi scendere dall’altro versante. E’ proprio su questa salita che, ad un certo punto, fermata l’automobile per l’ennesima volta, mi sono trovato ad osservare, il mare, in lontananza, brillare come uno specchio di luce.
E’ il mare quello, vero?” chiedo ad un passante. “Si, è il mare di Taranto. Quando c’è meno foschia, di vede ancora meglio”. Faccio così due chiacchiere e la conoscenza del signor Martino, residente a Milano ma originario di Stigliano ove era ancora, felicemente, in ferie.

Dopo Stigliano si scende alla valle del Sauro, con il suo grande letto di sassi bianchi […] Qui, arrivati ad un bivio, si lascia la strada che porta alla valle dell’Agri, e si prende a sinistra, per una straducola fatta da pochi anni” [C. Levi – Cristo si è fermato ad Eboli]

La strada che da Stigliano scende nella valle offrendo una vista panoramica davvero notevole, attraversa il fondo valle e poi sale su, fino ad Aliano che già si vede bene da lontano, come adagiato sulla cime del monte.

Non è in vetta al monte, come tutti gli altri, ma in una specie di sella irregolare in mezzo a profondi burroni pittoreschi” [C. Levi – Cristo si è fermato ad Eboli]

Una delle pochissime pompe di benzina della zona

La strada è quasi deserta. Incontro solo qualche mezzo di lavoro e qualche furgoncino di operai. C’è una pittoresca stazione di servizio proprio poco prima di prendere la fondovalle, mi fermo a gustare quella atmosfera quasi surreale, ferma nel tempo. Scatto qualche foto, il tempo sembra sospeso, come se avessi viaggiato a ritroso nel tempo. Dopo la stazione di servizio, percorso un altro paio di km nel fondovalle si inizia a salire verso Aliano.

Poco prima di entrare in paese, fermandomi ad una curva per ammirare il panorama sottostante, vengo incuriosito dal tintinnare di un campanellino: erano delle capre, poco più in basso di me, con il loro pastore, che intonava, fischiando una melodia.

Rispetto all’arrivo di Levi ad Aliano, mi sono trovato ad entrare nel borgo dalla parte opposta, dal cimitero, ossia quello che era il limite estremo dell’abitato ai tempi del libro. Da questo lato non si ha subito la percezione di come sia ubicato l’intero paese: è solo scendendo fino alla piazza del comune e affacciandosi alla fossa del Bersagliere che si comprende ove ci si trovi. Lascio la mia automobile proprio all’inizio del paese e inizio la mia esplorazione. Arrivo velocemente nello spiazzo della chiesa, che è un po’ il centro vitale del paese: le uniche attività commerciali che ho visto, a parte un paio di taverne/osterie, sono dislocate nello spazio compreso tra la chiesa e il piccolo slargo a un centinaio di metri più a valle. Si contano un paio di bar, un mini-market, un tabaccaio, un panificio, la farmacia e poco altro. Tutta la vita del paese, insomma, sembra svolgersi in questi 100 metri.

Una cosa che ad Aliano non mancano sono certamente le panchine. Tutte occupate dagli anziani del posto che passano così gran parte della giornata.
Dislocati lungo tutto il centro del paese ci sono dei cartelli riportanti alcuni passi del libro, posti vicino a luoghi di interesse o dove si è svolto qualche episodio narrato nel volume. Ecco quindi la Fossa del Bersagliere, la casa della vedova, la casa con gli occhi, la cosa del Podestà e tanti altri luoghi che immediatamente riportano alla memoria del lettore, come rapide fotografie, altri fatti e personaggi: il paese sembra animarsi di personaggi immaginari e il tutto assume un aspetto davvero interessante.

Durante la prima ora del mio girovagare mi convinco di essere l’unico turista: gli anziani del paese, tra una briscola e una chiacchiera, disposti lungo tutto il corso, sulle panchine e le sedie dei bar o fuori i gradini della chiesa, mi osservano incuriositi, mi fanno cenni di saluto e sorridono. E’ una sensazione strana, perchè mi rendo conto che qui i turisti sono una presenza costante (gli alberghi e le locande con posti letto erano tutti occupati in quei giorni) ma allo stesso tempo sono accolti ancora maniera completamente differente rispetto a quello che succede a Matera, ad esempio. Il viaggiatore che raggiunge Aliano è visto prima di tutto come un nuovo amico, che non capita qui per caso. E con altrettanta curiosità viene ripagato dagli abitanti del posto che sono contenti di avere nuovi ospiti.
Ospitalità: una parola che sembra dimenticata ma che qui ha ancora un valore importante. E non è difficile immaginare come questo spirito abbia stregato il medico piemontese che non è riuscito più a dimenticare queste genti e questi luoghi animati, ancora oggi, da sentimenti genuini.

Ho parlato con diversi abitanti, in questi giorni. Ognuno si è aperto come un libro con me, e anche io, molto onestamente ho fatto altrettanto a mia volta, spontaneamente, come travolto da questa energia. Mi sono aggirato per due giorni tra loro, e ormai ero diventato quasi uno del posto: erano contenti della mia presenza e interessati alla mia curiosità verso il loro paese.

A Matera e dintorni, ossia dove il turismo è arrivato come uno tsunami, questo atteggiamento è perso già da anni: il turista è ormai il simbolo del business e del guadagno e, come tale, è trattato accolto in strutture eleganti e costose che hanno ormai perso quasi completamente la loro identità e  le propria tradizione.

Dal belvedere  della Fossa del Bersagliere è immediatamente comprensibile su quale scenario, incredibile, affacci il paese da entrambi i lati. Dal lato della fosse, i calanchi sono subito visibili, nel burrone; dall’altro lato bisogna attraversare qualche piccola via per trovarsi nella medesima situazione. Aliano, in pratica, è sul ciglio tra due burroni. Mi soffermo a guardare un signore che contempla il panorama, rimanendo a mia volta colpito dalla sua tranquillità e serenità. E’ un abitante del posto e mi confida un segreto che suonava più o meno così:

qui ogni anno qualcosa si perde, tutti gli anni qualcosa scende a valle… [riferendosi all’erosione naturale delle terre argillose cui cui poggia il paese] … prima o poi crollerà qualche casa. Ma chi vive qui lo sa, è il prezzo da pagare per godere di questa pace”.

L’argomento poi si sposta sulla modernizzazione del paese, su come, man mano che si è diffusa la cultura e combattuta l’analfabetizzazione del mondo contadino le cose siano migliorate.
Un ruolo fondamentale è stato ovviamente svolto dalle vie di comunicazioni e dalla diffusione dei mezzi di locomozione: percorrere anche pochi km, a dorso di mulo o a piedi era una impresa che poteva durare giorni e notti.

In giro ho notato esserci quasi solo uomini: le donne erano presenti o nelle vie più interne, fuori l’uscio di casa o dietro le finestre o a svolgere i propri mestieri: la barista, la panettiera e così via. Pochi i giovani, pochissimi i bambini: la vita sembra scorrere lenta e tranquilla, come in una bolla isolata dal resto del mondo. Di questi tempi, non mi sento proprio di considerarlo un difetto.

Come già visto, anche Aliano, nelle ore prime ore pomeridiane ,diventa un paese deserto salvo poi rianimarsi nel tardo pomeriggio con la ripresa della “movida” cittadina. Approfitto di questa parentesi di “sospensione” per andare ad esplorare Alianello, sito a pochi km dal lato opposto a quello del mio arrivo.
Anche in questo caso il percorso lascia intravedere scorci mozzafiato di questa terra brulla e asciutta, che sembra sgretolarsi al solo guardarla.

Come la più nota Craco, anche Alianello è stato completamente abbandonato in seguito al crollo totale del terreno su cui aveva fondamento: una serie di costruzioni moderne, identificate come Alienello Nuovo sono il centro urbano. Sembra un piccolo quartiere di una città preso e posato li, in mezzo al nulla. Proseguo seguendo le indicazioni Alianello Vecchio e mi trovo a girovagare, libero e senza alcun divieto, in un paese fantasma, come congelato a circa 40-50 anni fa: è un po’ come camminare dentro una fotografia sbiadita trovata in un cassetto di ricordi.

Ancora una volta la mia attrezzatura si è rivelata perfetta!!

Si ringrazia Polyphoto SpA per la collaborazione

https://www.polyphoto.it/categorie/olympus 

[Continua…]

Il cassetto dei ricordi

Fotografare per tramandare. Qualcuno, qualcosa, un momento, una idea, un fatto. Fotografare per avere un riscontro oggettivo e non solo emotivo di qualcosa che abbiamo

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