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Il Kashmir e lo sguardo dei bambini: il progetto di Camillo Pasquarelli

di Alessandro Tarantino

Il progetto fotografico “Monsoons never cross the mountains”, da cui è nato anche un libro, è la narrazione per immagini del viaggio in Kashmir del fotografo 33enne Camillo Pasquarelli. Si tratta di un percorso in cui a prevalere è il punto di vista dei bambini in una terra che da oltre mezzo secolo è contesa tra India e Pakistan e a tutt’oggi è una delle zone più militarizzate del mondo. Il titolo del progetto e del libro è tratto da un verso del poeta Agha Shahid Ali che descrive il clima caratteristico del Kashmir che, per via delle montagne circostanti, è un mondo a sé stante rispetto al clima umido/secco del resto dell’India. Una potente metafora della repulsione “naturale” al progetto nazionale indiano.

Il progetto è nato nel 2012, in seguito al viaggio in Kashmir dell’autore in cui questi rimase affascinato dalle forti differenze culturali, religiose e geografiche rispetto al resto dell’India. Nel corso degli anni e dei viaggi nella regione, Pasquarelli ha utilizzato la fotografia come taccuino di viaggio e diario di appunti per la tesi in Antropologia culturale. Ma al contempo il mezzo si è affinato nella narrazione: «Negli ultimi viaggi nel Paese ho provato a superare i canoni della fotografia documentaria classica alla ricerca di un inedito punto di vista. Facendo un lavoro di rimozione dal mio sguardo di tutte le sovrastrutture documentaristiche, ho abbandonato il bisogno di immagine informativa, seguendo una pratica più innocente ed emotiva», spiega Pasquarelli in alcune interviste.

Così la scelta narrativa è ricaduta sul concentrarsi sul punto di vista dei bambini, spesso inquieto e disorientato dal contesto violento, restituendo spesso alle fotografie un’atmosfera claustrofobica: «In fondo – spiega ancora l’autore – credo che il tema centrale di questo lavoro sia la visione, la concezione di punti di vista altri, una eterogeneità della visione e come ci relazioniamo con questa pluralità e diversità. Infatti nel libro sono molti i riferimenti diretti o meno a una visione alterata, filtrata, accecata».

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