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Fan Ho, alla base della street photography contemporanea

di Alessandro Tarantino

Una Rolleiflex dello zio e lo sguardo attento: potrebbe essere sintetizzata così la genesi della fotografia di Fan Ho, fotografo e regista cinese, il cui bianco e nero ha raccontato le trasformazioni di Hong Kong, dove si trasferì nel 1949, nel suo periodo più frenetico del secolo scorso.

Nato a Shanghai nel 1931, Fan Ho non si concentrò sui tumulti sociali, bensì raccontò il Paese con l’occhio dello street photographer moderno. Le sue foto ci raccontano di luci ed ombre, di geometrie, di tramvie, risciò, impalcature di bambù, piccole barche che solcano le acque limacciose dei canali di Hong Kong: un distillato dell’atmosfera della città prima dello sviluppo vorticoso degli ultimi decenni. 

Ma non fotografa mai le folle di questa caotica città. La luce è forte e tropicale, le insegne dei negozi sono in cinese, ma c’è un particolare che meraviglia chiunque abbia visitato questa megalopoli: le strade sono vuote. I suoi soggetti sono individui solitari.

Una narrazione che correva parallela alla rivoluzione sociale in atto e che allo stesso tempo la descriveva perfettamente attraverso i dettagli, l’osservazione del contorno, della normalità che si evolve.

Il suo racconto è quindi riflessivo e non d’impulso, i suoi scatti sono ricercati e ragionati, attesi con pazienza: trovato il luogo adatto, aspettava che la scena perfetta si materializzasse davanti al suo obiettivo, senza fretta, semplicemente osservando.

Una delle sue foto più famose è “Approaching Shadow” del 1954, che nel 2015 è stata venduta all’asta per 48.000 dollari. In merito a questo scatto, in un’intervista al South China Morning Post ha dichiarato di aver visto un muro bianco vicino a Causeway Bay, quindi aveva chiesto a sua cugina di stare lì ferma. 

È lei la ragazza ritratta appoggiata alla parete. Fan Ho ha prima creato la composizione e poi l’ha finita aggiungendo l’ombra scura triangolare in camera oscura. In realtà non c’era ombra sul muro. Ha “creato” questa immagine per esprimere il concetto che la giovinezza della ragazza sarebbe svanita, e che ognuno ha lo stesso destino.

Quell’immagine ha però ispirato tantissimi street photographers che ancora oggi utilizzano metodi narrativi e di costruzione fotografica molto simili, attingendo a piene mani dal vocabolario di Fan Ho.

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