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“FLOR”, il progetto di denuncia di Marzia Bianchi sulle mutilazioni genitali femminili [Alessandro Tarantino]

di Alessandro Tarantino

“Female Liberties Oughta Rise – F.L.O.R.” è il titolo del progetto fotografico di Marzia Bianchi che denuncia la mai sufficientemente criminalizzata pratica delle mutilazioni genitali femminili. L’artista, con una lettera aperta pubblicata sul proprio sito internet, spiega la genesi del progetto: «Questo progetto è nato qualche giorno dopo che mia figlia adolescente, che sta con me da 3 anni e mezzo e che arriva dalla Somalia, mi ha chiesto come spiegare alle sue coetanee quello che aveva subito da piccolina senza spaventarle e sentirsi un fenomeno da baraccone. Come spiegare ai professori, senza avere addosso gli occhi di chi ti guarda con compassione, come mai ogni mese ci sono giorni in cui si sente male e sta chiusa in bagno, come spiegare che non salta l’ora di educazione fisica per pigrizia ma perché fa proprio fatica a camminare.

Ricordo ancora quando ne abbiamo parlato la prima volta, ci conoscevamo da poco e eravamo sedute a fare colazione. Mi ha chiesto se fossi cucita anche io e se tutto quel dolore che prova durante il ciclo fosse normale».

Una vicenda personale, dunque, da cui nasce l’esigenza di portare all’attenzione della collettività una pratica che è a tutti gli effetti una violazione dei diritti umani seppur profondamente radicata nelle tradizioni culturali di alcuni Paesi, africani e mediorientali soprattutto: «Il fiore – scrive ancora Marzia Bianchi – è un riferimento iconico molto immediato, come simbolo della donna, della riproduzione, della fertilità e della primavera ed è stato un mezzo per farle comprendere “come funziona” la nostra parte più intima.  Ecco perché il nome FLOR, il nome latino del fiore che abbiamo deciso che sta anche per Female Liberties Oughta Rise.

E siccome credo fortemente nel valore terapeutico dell’arte, mia figlia simula ciò che ha subito quando era bambina, trasformando una cicatrice in una piccola e personale opera d’arte».

Il problema delle MGF, però, non è solo dei Paesi del cosiddetto “Terzo Mondo”, ma riguarda anche realtà più vicine a noi: «Vorremmo poter viaggiare ed estendere questo progetto. Vorremmo infatti utilizzare fiori provenienti da tutto il mondo, soprattutto dall’Europa, dove il fenomeno delle MGF è più diffuso di quanto sembri ed è fondamentale parlarne ad esempio tra le comunità di donne del Corno d’Africa, per far capire loro come questo comprometta la salute e la qualità della vita delle ragazze e delle donne», ha spiegato ancora l’artista.

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