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E se la fotografia non esistesse?

di Tiziano Grillo

Ufficialmente la fotografia nasce il 9 luglio 1839, ovvero la data in cui l’Accademia delle scienze di Parigi rilascia il brevetto a Louis Daguerre… E se non fosse andata così? Ve lo riuscite ad immaginare un mondo senza fotografia? Certo, per molti ambiti si sarebbe continuato ad usare l’arte della pittura, i giornali e le riviste avrebbero avuto degli illustratori, ma sicuramente si sarebbe perso moltissimo, come avremmo messo i quadri e le illustrazioni su un computer? Forse il computer sarebbe stata solo l’evoluzione della macchina da scrivere, con la capacità di immagazzinare testi e numeri, ma solo questo, niente immagini, di nessun tipo, ed internet avrebbe avuto ragione di esistere senza immagini? Senza la fotografia non avremmo avuto il cinema e la tv, certo i teatri l’avrebbero fatta da padrone, ma noi saremmo stati più poveri di contenuti culturali, di sicuro non avremmo potuto, da casa nostra, guardare uno spettacolo fatto lontano dalla nostra città, magari qualche vantaggio ci sarebbe stato, ci saremmo evitati alcune trasmissioni televisive ed alcuni personaggi terribili ma, di sicuro, gli svantaggi sarebbero stati maggiori. Nessun modo per conservare un ricordo in modo indelebile e fisico, niente immagini delle nostre feste, dei nostri cari, dei nostri momenti belli, che fai, chiami un pittore che ti fa un reportage del giorno delle nozze o del compleanno? La vedo scomoda come possibilità. Pensiamo per un attimo al ruolo della fotografia nella medicina moderna e poi pensiamo se non ci fosse.  Una pubblicità della kodak degli anni 80 diceva “ Una fotografia non scattata è un ricordo che non c’è” 

Pensate ai viaggi senza foto, senza cartoline, almeno non quelle che siamo abituati a vedere. Niente selfie e probabilmente ci saremmo fermati allo Star Tac a livello di telefoni cellulari, gli smartphone non avrebbero avuto ragione di esistere, pensate al mondo senza Instagram, Facebook o tic toc, senza dubbio ci saremmo risparmiati un sacco di cazzate, ma avremmo comunque avuto un modo di esprimerci, di comunicare, in meno. Pensate a tutti i reportage che hanno raccontato, in questi anni, la vita del nostro pianeta, le guerre, la cronaca, le scoperte, la natura, quanta libertà in meno ci sarebbe senza la fotografia di denuncia delle oppressioni?

Chissà cosa farebbero oggi tutte quelle persone che lavorano in campi dove si usa la fotografia come mezzo principale di comunicazione, o a cosa farebbero oggi tutti i produttori di apparecchi fotografici e tutte le aziende che si occupano dell’indotto e della commercializzazione, immaginate che numero impressionante di gente da ricollocare, ho difficoltà a pensarci.

Cosa avrebbero fatto i grandi fotografi della storia da Bresson a Capa, da Newton a Adams, da Salgado a Gardin, cosa avrebbero fatto nella vita, di cosa si sarebbero occupati? Sarebbero riusciti ad emergere anche in altri settori? Chissà, il Maestro ed amico Pino Bertelli cosa avrebbe fatto, la stessa domanda la farei a Francesco Mazza, quale settore secondo voi avrebbero prediletto?

Tutto questo per dire che oggi è fin troppo semplice dare per scontate cose che fanno parte del nostro quotidiano, cose semplici come una fotografia, forse a volte dovremmo fermarci a riflettere sull’uso che ne facciamo, forse ultimamente è diventato esagerato, fotografiamo qualsiasi cosa e così facendo, forse, abbiamo tolto un pò di fascino a questo modo di esprimerci e di comunicare, troppo spesso sminuiamo questo grande mezzo. Diane Arbus diceva ”Credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate.” Forse oggi rischiamo di non riuscire a vedere delle cose solo perché ci sono troppe immagini da vedere, troppe immagini tra cui cercare e poche vere fotografie…

Ho sempre pensato che la fotografia sia un grande mezzo di comunicazione, di espressione, un modo per raccontare, la fotografia è aver voglia di dire qualcosa, ma non per forza… A volte faremmo meglio a goderci degli istanti senza sentirci costretti da varie convenzioni sociali a dover immortalare quell’istante in una immagine, che il più delle volte è fine a se stessa, una delle tante nell’universo del superfluo e del banale.

 

Le foto presenti nell’articolo sono contributi presi dal web.

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