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Dalla storia della fotografia pornografica a YouPorn

di Paolo Ranzani

Moana Pozzi: @Roger Corona

Anche questa è una storia.
Quanti di voi hanno mai sentito il nome di Fabian Thylmann?
Sicuramente in pochi. Questo sconosciuto è il Mark Zuckerberg del sesso. A soli 32 anni diventò il re del porno online, la sua società, che si chiamava Manwin con sede a Lussemburgo, ovviamente, arrivò ad avere più di 900 dipendenti sparsi per il mondo possedendo la maggior parte dei siti porno più frequentati a quel tempo, cioè Youporn, Pornhub, Brazzers, Twisty’s e tanti altri.

Ma come è iniziato tutto ciò?
Il desidero del porno, intendo.

Fabian Thylmann

Le immagini che rappresentano in maniera esplicita la sessualità umana sono sempre esistite ed hanno accompagnato il cammino della società in maniera continua e spesso clandestina. Moralismi, pregiudizi, convinzioni religiose, regole borghesi hanno sempre chiuso in un angolo chi commercializzava questo materiale. La realtà è che né principi morali né leggi hanno mai avuto la forza di eliminare questa pratica più che mai florida. Faccio qui un piccola divagazione; esiste un interessante libro edito da Mondadori e scritto da Ando Gilardi dal titolo “Storia della fotografia pornografica” dove si cerca di mettere a confronto il rapporto tra fotografia e pornografia, partendo dalla nascita della disciplina del nudo, le prime modelle che posavano all’Accademie d’arte, la fotografia giudiziaria, le immagini ad uso satirico e quelle sadomasochistiche, si cita Irwing Klaw, inventore della fotografia bondage, il tentativo di censura attraverso il codice Hays, e poi le prime riviste clandestine di nudo, i fumetti erotici e le storiche Playboy e Penthouse. In Italia la pornografia è stata “sdoganata”, da personaggi come Ilona Staller e Moana Pozzi per poi arrivare al boom degli spogliarelli sulle tv private e le proiezioni di videoporno in chiave casalinga fino alla fruizione di massa tramite internet. Ed è con il web che si scatena il business.

Storia della fotografia pornografica / Autore: Ando Gilardi / Editore: Bruno Mondadori

Torniamo al nostro Fabian Thylmann.
Pensate che all’ inizio dei anni 90′ Fabian era un semplice e un po’ sfigato programmatore di software assunto per calcolare le statistiche di accesso ai siti porno, si annoiava a morte e decise che il tema potesse essere una interessante fonte di guadagno anche per lui, mise in pratica tutta la sua esperienza e iniziò a sviluppare propri siti hard dando un accesso più facile rispetto agli altri e inventò un software chiamato NATS (Next-generation Affiliate Tracking Software), che consentì agli operatori dei siti web di tracciare gli utenti che cliccavano su pubblicità e link in modo da poter ricevere delle commissioni ad ogni clic. Fu una rivoluzione incredibile al punto che decise di vendere questi brevetti per comprare varie società nell’industria per adulti.

Il suo business conobbe il boom nel 2010 quando fondò la Manwin ed iniziò a lanciare anche due siti a pagamento, Brazzers e Mofos, che conobbero un enorme popolarita tra i fans dell’hardcore, un anno dopo acquisisce il celebre YOU PORN e di seguito lancia PORNHUB che invece li distribuisce gratuitamente.
Ancora oggi questi siti sono cliccati da più di settanta milioni di visitatori al giorno, è una azienda che non conosce la crisi e gli affari sono sempre in crescita.
Il sistema gratuito è stata la svolta, è conveniente sia per l’utente che non paga niente per vedere video porno sia per le aziende che si fanno pubblicità sul portale, parliamo di circa 16 miliardi di visite ogni anno e l’advertising presente sui siti è il vero guadagno.
Fabian riuscì ad intensificare il suo patrimoni mettendo in commercio magliette e altri gadget con il marchio del famoso sito. Insomma, un genio, capì che quel mondo ormai non era più un mondo da tenere nascosto, cosa di cui vergognarsi e You Porn era ormai un nome di uso comune, divenne un brand come tanti altri da portare sulle magliette.

Nell’ottobre 2013 Thylmann si dimise vendendo la sua quota azionaria della Manwin per una cifra mai dichiarata ma che pare sia intorno ai cento milioni di euro!
Andando via scrisse una lettera a tutti i suoi dipendenti, la lettera recitava così: “«Per me e mia moglie è una delle decisioni più difficili della nostra vita. Siamo cresciuti grazie a tutti voi e spero di avervi insegnato i giusti valori per portare avanti questa azienda nel miglior modo possibile»”

Successivamente scontò una serie di guai, incriminazioni e condanne, multe di milioni di dollari e anche un e quattro mesi in libertà vigilata per evasione fiscale.

Al momento Thylmann si è messo a posto con la giustizia, ha cambiato modalità di vita e anche ambiente, è diventato uno dei più richiesti “business angel” e cioè una persona competente che aiuta le aziende start up a crescere, sia finanziandole che apportando utili consigli.

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