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Covid, un anno di pandemia raccontato con la fotografia [Alessandro Tarantino]

di Alessandro Tarantino

Un anno fa l’Italia iniziava la sua battaglia contro la Covid-19. Pian piano si faceva strada nella quotidianità la percezione di un pericolo incombente che avrebbe cambiato le nostre abitudini, il nostro modo di socializzare, il nostro modo di lavorare.

Ad un anno da quel primo contagio accertato, oltre al dolore, allo smarrimento per la perdita di un parente o un amico e alle difficoltà economiche che in maniera trasversale hanno colpito tutto il Paese, rimangono le testimonianze fotografiche di un percorso fatto di alti e di bassi, un racconto che si è dipanato attraverso simboli e testimonianze che hanno assunto un elevato valore narrativo ed esemplare.

 

Gli autori di Ludesan Life (Davide Torbidi, Paolo Camia, Paolo Sarina e Maria Uggeri), ad esempio, hanno focalizzato la loro attenzione narrativa sull’area più colpita dal contagio, il Lodigiano, che comprende anche la città-simbolo della lotta al virus: Codogno. Saracinesche abbassate, mascherine, lunghe code fuori dai supermercati, sono immagini ormai diventate familiari e che a distanza di un anno non hanno perso la loro forza evocativa.

 

Ma in che modo il coronavirus ha cambiato noi e le nostre vite? A questa domanda hanno provato a rispondere le oltre 10mila fotografie giunte nell’ambito della call Life in the Time of Coronavirus, promossa dall’associazione Roma Fotografia, in partnership con il mensile “Il Fotografo”, Festival della Fotografia Etica di Lodi, TWM Factory e The Walkman Magazine. Testimonianze preziose che sono diventate una grande narrazione collettiva.

 

Chi, poi, ha seguito con i suoi scatti l’evoluzione del contagio è Fabio Bucciarelli. Giornalista e fotoreporter di guerra, tra i fondatori di MeMo Magazine e vincitore dei più importanti riconoscimenti fotografici al mondo, i suoi reportage sulla Covid-19 sono diventati un punto di riferimento nella narrazione per immagini della pandemia.

Scatti ricchi di pathos, vividi, capaci di trasmettere le più intime sensazioni vissute dal fotografo e dai suoi soggetti. Infermieri, ammalati, piazze desolate e cimiteri che si riempiono: Bucciarelli ha trattato la pandemia con rispetto ma senza distacco, trasformando le sue fotografie in un resoconto fedele e profondo, figlio di una partecipazione diretta ai momenti e alle difficoltà vissute dalla popolazione. Un lavoro corposo e complesso, intimo e appassionato che fa di Bucciarelli uno dei reporter più bravi al mondo.

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