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Autoscattiamoci… [Tiziano Grillo]

di Tiziano Grillo

Naturalmente prendete tutto quello che dico, e che scrivo, non come il delirio di un folle, ma nemmeno come la buona novella, vi sottopongo il mio pensiero, tutto qui, poi siete liberi di farne ciò che vi pare.

Dopo diversi anni di fotografia commerciale, fatta per campare, da un po’ di tempo la fotografia per me è diventata altro, non una fonte di guadagno ma un modo di esprimersi, un modo di rapportarsi con il mondo, come dico spesso ho smesso di fare il fotografo per essere un fotografo.

Il genere che prediligo ultimamente è il ritratto, è un genere che mi dà tanto, che riesce a farmi mettere in contatto con il prossimo, un modo per raccontare il mio tempo ed il mio spazio attraverso le facce, i volti, gli sguardi della gente. Il ritratto mi ha sempre affascinato ma non mi ero, prima di un paio di anni fa, mai cimentato in questo genere fotografico. Avevo delle difficoltà a rapportarmi con le persone, avevo timore di chiedere di poter scattare una foto, manco avessi dovuto chiedere di asportare un rene, mi bloccavo, cercavo di prendere la fotografia magari di nascosto e da lontano, manco fossi un ladro.

Oggi fortunatamente non è più così, quando vedo un volto che mi comunica qualcosa, mi faccio avanti e chiedo, sicuramente questo mio cambiamento dipende dal fatto che ho acquisito una mia consapevolezza dell’essere ed in questo una grossa mano me l’hanno data la condivisione ed il confronto.

Fare parte di un foto club come RiScatto Fotografico mi ha dato la possibilità di confrontarmi con altri e di superare alcuni ostacoli, e poi un’altra grossa mano è arrivata da Francesco Mazza e da Cine Sud, che con le loro mille iniziative, sono riusciti a stimolare, a pungolare il fotografo che è in me.

Una volta io ero restio a farmi scattare foto, preferivo farle e non farmele fare, non mi sentivo a mio agio e questo forse influiva sul fatto che avessi difficoltà a chiedere ad un estraneo se potevo fotografarlo, non ero nemmeno uno da selfie con il telefono o da ritratto in autoscatto con la reflex.

Ripensandoci, ora credo che il mio essere restio a chiedere dipendesse dal fatto che se nemmeno io riuscivo, non solo a non farmi fotografare da altri, ma nemmeno a farlo da solo, come potevo pensare che qualcun altro avrebbe voluto farsi fotografare da me?

Allora vi voglio dare un consiglio, una prova da fare se avete come me difficoltà a farvi fotografare o difficoltà a chiedere alla gente di posare per voi ….. Autoscatti, si autoscattatevi ritratti a raffica, prendeteci gusto a farlo, esercitatevi con voi stessi , io sono convinto sempre più che se riusciamo a scattarci foto da soli, raccontandoci al mondo, allora sarà più semplice convincere qualcun altro; chi sta di fronte al nostro obiettivo sente le nostre insicurezze, le nostre emozioni ed empatizza … Se riusciamo a raccontare noi stessi saremo in grado di raccontare gli altri, o almeno di provarci.

Nell’ultimo biennio poi ho avuto l’incontro che mi ha definitivamente cambiato, almeno nelle intenzioni fotografiche, ora piano piano sto cercando di cambiare anche nella pratica il mio modo di fotografare, ho conosciuto il Maestro Pino Bertelli e proprio lui mi ha fatto capire che non c’è cosa più bella e nobile di fotografare la gente.

Ho avuto la fortuna di ammirarlo all’opera, e il suo approccio con la gente è fantastico, ogni persona che lui fotografa, anche se non lo ha mai conosciuto prima, dopo pochi minuti, gli sembra di conoscerlo da sempre, ha la capacità di empatizzare e di capire le persone.

In conclusione, per fare fotografia di ritratto, bisogna essere quanto più possibile sicuri di sé e di quello che vogliamo ottenere con lo scatto, cosa vogliamo raccontare e come vogliamo raccontare la persona che fotografiamo. Fare ritratto credo sia il genere fotografico più difficile, abbiamo la responsabilità di raccontare al mondo le persone che ritraiamo e dobbiamo farlo al meglio.

Per me il fatto di autoscattarmi, di ritrarmi da solo mi ha aiutato molto a capire come si sente chi sta difronte l’obiettivo, e sono riuscito dopo tanti tentativi a raccontarmi e ad avere una buona sicurezza nel farlo, caratteristiche che ora cerco di mettere in campo quando ritraggo gli altri cercando di farli stare a loro agio, cercando quell’empatia che serve a raccontare gli altri e se stessi, perché comunque in ogni foto oltre alla persona ritratta c’è sempre un po’ di me.

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