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Addio a Pepi Merisio [Alessandro Tarantino]

di Alessandro Tarantino

È scomparso all’età di 90 anni, lo scorso 3 febbraio, Giuseppe “Pepi” Merisio, uno dei fotografi che negli anni ’50 e ’60 ha raccontato l’evoluzione post bellica della società italiana. Nato a Caravaggio, in provincia di Bergamo, nel 1931, Merisio ha cominciato a raccontare la vita degli italiani proprio dall’hinterland della sua città natale.

I suoi scatti, oltre 250mila diapositive, 165mila negativi in pellicola e 154mila stampe, sono ospitati al Museo della fotografia Sestini e ripercorrono la storia di Bergamo e provincia in un periodo di enormi stravolgimenti sociali ed economici.

Inizia a fotografare nel 1947, appena 16enne, sviluppando da autodidatta le capacità e le competenze che lo portano a diventare protagonista della fotografia amatoriale negli anni Cinquanta.

Già nel ’56 inizia a collaborare con il Touring Club Italiano. Da lì, una serie di altre riviste di rilievo cercheranno i suoi scatti: Photo Maxima, Pirelli, Look e Famiglia Cristiana, tanto per citarne qualcuna.

Diventa professionista nei primi anni ’60 ed entra a far parte dello staff di Epoca grazie al suo reportage “In morte dello zio Angelo” con cui si afferma a livello internazionale.

Per Epoca cura “Una giornata col Papa”, racconto fotografico di Paolo VI negli ultimi tempi del Concilio Vaticano II: dagli scatti emerge il lato umano e personale di Sua Santità, un aspetto che rende gli scatti di Merisio letteralmente unici.

Caposaldo della sua attività è poi l’opera “Terra di Bergamo” in tre volumi, edita nel 1969 per il centenario della Banca Popolare di Bergamo e, più recentemente, Terra amata.

Contrasto, nel 2016, pubblica il libro “Terra Amata. Fotografie 1952-2015” in cui sono racchiusi sessanta anni di attività di Pepi Merisio: il volume contiene i testi di Cesare Colombo, Roberto Koch, F. Scianna, dello stesso Merisio e del curatore Giovanni Gazzaneo che scrive: «Il suo è un canto all’umanità fatto di immagini che colgono l’amore, il lavoro, l’amicizia, il gioco, l’attesa, la gioia, la preghiera. Un canto di terra e cielo, vita e morte. Ecco il segreto di Merisio: la capacità di raccogliere gli estremi (e quindi il tutto) in uno sguardo».

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